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PALLANUOTO | giovedì 20 aprile 2017, 22:27

Pallanuoto A1 / Il Ge Quinto B&B Ass. ospite del Recco, parla Bittarello

Terz’ultima giornata di campionato in serie A1, con il Genova Quinto B&B Assicurazioni che sabato alle 18 farà visita alla Pro Recco alle Piscine di Albaro. Con un’amara retrocessione ormai in tasca e con davanti una squadra di fatto inavvicinabile, sembrerebbe difficile trovare le giuste motivazioni. Eppure, basta ascoltare le parole di un combattente nato come Luca Bittarello per ricredersi subito: orgoglio, passione, sacrificio, riconoscenza. Ecco gli ingredienti perfetti, gli stessi che da anni animano i colori biancorossi.

Affronteremo la squadra più forte al mondo – dice il numero dieci di Marco Paganuzzi – Per molti di noi è un sogno che si realizza e quindi lo faremo a testa alta, anche se la classifica, per quel che ci riguarda, è scritta. Ci siamo conquistati partite come queste l’anno scorso, con una splendida cavalcata, e quindi è giusto viverle sino in fondo, con tutto il loro carico di emozioni. Dopo la gara con il Bogliasco, che ha sancito la matematica retrocessione, abbiamo continuato ad allenarci a ritmi serrati come se nulla fosse successo: è questo lo spirito del Quinto. Vogliamo onorare sino in fondo il campionato: lo abbiamo fatto l’anno scorso quando già sapevamo che avremmo chiuso il girone al primo posto, lo faremo anche quest’anno. E se la gara con la Pro Recco, a prescindere da questo, sarà ardua, pazienza: l’obiettivo deve essere quello di provare a vincere le due gare successive, con Torino e Lazio. Lo dobbiamo a noi stessi, per il lavoro fatto nel corso dell’anno, lo dobbiamo alla società, lo dobbiamo ai nostri tifosi, dalla “Barra” sino al più giovane bambino: abbiamo avuto sempre la piscina piena e questo è l’unico modo che ci resta per ringraziare tutti“.

Ma che cosa è andato storto durante la stagione? La lettura di Bittarello, anche in questo caso, è semplice ma coglie nel segno. “Sapevamo che sarebbe stata dura – racconta – Eppure credevo che ce la saremmo giocata sino all’ultimo secondo. Non è stato così perché ci è sempre mancato un quid in più, non siamo mai riusciti a compiere il definitivo salto di qualità. A questo si deve aggiungere un calendario che non ci ha aiutato, con le gare decisive sempre una via l’altra. Così quando ne sbagli una rischi di entrare in un circolo vizioso. Ma attenzione, questo non è un alibi: il vero problema è stato appunto il non aver fatto un salto di qualità che ci avrebbe portato più lontani“.

PDP

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