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Serie A | domenica 15 ottobre 2017, 21:08

"Quanto sei Sampdoriano da zero a cento?": la prefazione di Paolo Paganini

L'introduzione del giornalista della Rai al libro-quiz in edicola con Il Secolo XIX a 6,90 euro

Sono entrato in Rai a Genova nel 1990, anno magico per la Sampdoria. Ricordo che uno dei miei maestri di giornalismo, Mario Giobbe, mi fece fare un provino a Roma per “Tutto il Calcio Minuto per Minuto”. Il provino andò bene e Mario mi disse: “Tutto ok, visto che sei di base a Genova seguirai la Samp. Fai il secondo di Sandro Ciotti per le interviste negli spogliatoi e per i servizi”. Sandro Ciotti, altro grande maestro di giornalismo, nella stagione 1990/1991 veniva quasi sempre a Genova perché il “Ferraris” era il primo campo della storica trasmissione Rai.
Sono stato molto fortunato perché ho vissuto sul campo, come inviato, gli anni d’oro della Sampdoria e più in generale del calcio italiano, seguendo giorno per giorno gli allenamenti, le partite, le trasferte in Italia e all’estero sempre a contatto con grandi campioni, con uomini eccezionali come Vujadin Boskov e Paolo Borea. Anni d’oro perché c’era ancora la possibilità di raccontare, di intervistare senza barriere o filtri di vario genere tutti i big: Mancini, Vialli, Cerezo, Vierchowod, Lombardo, Pagliuca poi Gullit, Platt, Jugovic e ancora Verón, Seedorf, Karembeu, Mihajlovic, Chiesa e Montella. Proprio alla Sampdoria è legato anche il mio esordio come radiocronista, un debutto che ricorderò per tutta la vita: 9 maggio 1993, Sampdoria-Pescara 1 a 1. Vantaggio ospite di Massimiliano Allegri e pareggio di Roberto Mancini. Partita che (vedi a volte i casi della vita!) è oggetto di una domanda di questo simpatico libro-quiz, ricco di storie e curiosità che mi fanno venire in mente alcuni aneddoti che ho vissuto di persona. Come Gullit che veniva agli allenamenti portandosi dietro il figlio Quincy e lo dava in consegna allo storico magazziniere Pino. Quest’ultimo portava sempre la focaccia calda a Bogliasco ma il piccolo Quincy, appena Pino doveva correre negli spogliatoi, entrava come un razzo nel magazzino: la prendeva, scappava e andava a mangiarla dietro la palestra. E Pino andava su tutte le furie, perché quello era il suo pranzo! O Verón che arrivava in Ferrari all’allenamento con a fianco, sul sedile del passeggero, il gigantesco Tango: un alano che poi Verón lasciò per un’estate intera in carico al “povero” Bosotin!
Tanti ricordi, frammenti di vita legati non soltanto al campo. Da allora il calcio è cambiato completamente, diventando un business e perdendo quel velo romantico (e quella carica di umanità) che invece dovrebbero essere l’essenza di questo sport. E che questo libro, ricco di ‘indovinelli’ più o meno difficili, prova a riscoprire raccontando gli aneddoti di 70 anni e passa di Sampdoria. Di quel calcio rimangono solo i tifosi. Quelli blucerchiati in particolare, restano il vero patrimonio della società, anche se a volte vengono visti quasi come un fastidio, come una “voce” non determinante del bilancio societario. Ma sono loro la vera anima della Sampdoria, di cui dicono di conoscere tutto: partite, calciatori, dettagli cancellati dal tempo. Sarà vero? L’ultima risposta a questo libro!

L.G.

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