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Serie D | mercoledì 07 marzo 2018, 00:12

Le 300 panchine di Pietro Buttu a Finale: "Quella vittoria a Santo Stefano al mare è stata la mia Italia-Germania 4-3"

Il mister giallorosso racconta i suoi 10 anni alla guida della stessa squadra: "Un crescendo continuo, emozioni forti. E ora vorrei allenare nei professionisti, ma ci voglio arrivare vincendo sul campo..."

300 panchine alla guida della stessa squadra in campionato. Un traguardo importante per un mister importante come Pietro Buttu, che al Finale ha legato i momenti più belli della sua carriera di tecnico. 11 anni intensi, intervallati da una fugace e formativa (forse decisiva nella sua negatività) esperienza a Vado.

“Tutto cominciò 11 anni fa – racconta Buttu- quando vinsi il campionato di Prima Categoria e portai il Laigueglia in Promozione. Correva il 2007, e avrei potuto fare l'Eccellenza, ma ho preferito venire a Finale, una piazza importante, dove prima di me avevano fatto bene uomini del calibro di Ferraro e Monteforte. E la prima giornata di quel campionato mise di fronte proprio Finale e Laigueglia, una altalena di emozioni per me, che avevo fatto la storia di una delle due società e mi accingevo a fare la storia dell'altra...”

Inizia cosi l'avventura di Pietro Buttu a Finale. Buttu che poi continua nel racconto:

“Furono 4 anni di Promozione, i primi due con onesti piazzamenti, il terzo anno con un certo Andrea Barberis, che fece 30 partite da 15 enne, e che ora è in serie A al Crotone. Quell'anno per me ci fu una partita che mi segnò per sempre, fu la mia Italia-Germania 4-3. Santo Stefano al Mare-Finale, noi con 9 punti su di loro, perdendo ci sarebbero venuti a meno 6. Perdevamo 3-1 al 75', vincemmo 5-4, con gol di Perlo, Sancinito e tripletta di Castorina. Una partita che non potrò mi dimenticare, al mio fianco c'era Roberto Campanelli”.

Il quarto anno fu quello della promozione:

“Abbiamo vinto davanti all'Imperia, dopo aver finito il girone di andata ottavi, arrivammo in finale di Coppa italia col Bogliasco di Invernzzi e la perdemmo. Dopo 13 successi di fila, vincemmo il campionato, fu il grande anno di Capra, Sancinto, Perlo, Ferrari, un anno in cui avevamo riempito il Borel con gli anticipi al sabato”.

Poi l'Eccellenza:

“L'anno dopo in Eccellenza arrivammo terzi con la squadra più giovane del campionato, quello successivo secondi dietro al Vado che aveva speso qualcosina più di noi. Al mio settimo anno, sempre in Eccellenza, fummo secondi fino febbrario, poi ci fu la grossa crisi societaria, e finimmo settimi”.

Fu lì che Pietro Buttu lasciò per un solo anno Finale:

“Ci fu la parentesi di un anno a Vado in serie D, venni esonerato alla diciottesima, fu un'esperienza scottante per me, ma che mi insegnò molto, mi diede la carica per capire che alle categorie superiori ci dovevo arrivare sul campo”.

E cosi, il ritorno a Finale fu la logica conseguenza:

“Sono tornato a Finale, grazie al direttore De Min. Abbiamo rivoluzionato tutto, ero incazzato nero per la parentesi di Vado, costruimmo una squadra giovani puntando tutto su quel Lamin Jawo che era stato spedito a casa da Vado. Abbiamo perso solo una partita, e abbiamo vinto l'Eccellenza davanti alla Sanremese che un pochino più di noi aveva speso”.

Buttu arriva in D, questa volta per restarci, col Finale:

“Abbiamo ottenuto il piazzamento più alto nella storia del Finale, giocandoci i playoff con la Massese”.

Ed eccoci ai giorni nostri, con la panchina numero 300.

“La serie D è dura, se l'anno scorso siamo andati oltre le aspettative, quest'anno abbiamo capito che mantenere la categoria non è cosa semplice, anche se ci è capitato di tutto. Dobbiamo essere pronti mentalmente ad affrontare i playout, anche se la speranza è di evitarli. Ma dobbiamo essere pronti a tutto, non mi voglio piangere addosso e deve fare arrivare ai miei giocatori la mia determinazione”.

Cosa ti è rimasto di più di queste 300 partite?

“Tanti ricordi 300 partite solo in campionato, 337 in totale, due finali di Coppa Italia perse, quella vittoria 5-4 a Santo Stefano che rimane l'emozione più forte, e poi le vittorie del campionato, e tante partite strepitose anche senza risultato, il campionato vinto davanti alla Sanremese...”

Il tuo futuro, sarà sempre a Finale?

“L'allenatore è come il formaggio, dopo un po' puzza. La serie D è dura, ma io ho l'ambizione di allenare nei professionisti. Ho vinto tutti i campionati e sono stato promosso sul campo, in Serie C voglio arrivarci con le mie forze, e vincere un altra volta sul campo. Quando sono stato “promosso” senza meritarlo sul campo, come è successo a Vado, non è andata bene...”

PDP

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