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CALCIO | giovedì 08 marzo 2018, 15:08

Il personaggio, Cristiano Masitto: "Tornerei di corsa ad allenare in Liguria"

L'ex bomber di Lavagnese e Sestri Levante, oggi al Padova, racconta la sua carriera, che in Liguria lo ha visto anche a Ortonovo e Sarzana: "Grandi ricordi a Sestri, una piazza da Sud, e a Lavagna, dove incontrai un grande uomo come Compagnoni. Avevo i mezzi per fare 10 anni di Serie A, ma mi sono "accontentato" di arrivare in Serie B. Claudio Maselli è stato come un padre per me..."

Cristiano Masitto in un Sestrese-Lavagnese del 2006 affrontato da Andrea Romeo

Cristiano Masitto in un Sestrese-Lavagnese del 2006 affrontato da Andrea Romeo

Classe 1972, nativo di Milano, con mamma di Carrara e papà di Napoli, Cristiano Masitto è stato certamente uno dei più grandi attaccanti transitati nel calcio ligure, dove ha militato con Ortonovo, Sarzanese, Sestri Levante e Lavagnese.

Dopo alcuni anni nei settori giovanili di squadre milanesi, approda alla Berretti della Carrarese, da dove spicca il volo verso le prime squadre.

Prima esperienza nel calcio dei grandi datata 1991, a Ortonovo, campionato di Promozione:

“Allora non c'era ancora l'Eccellenza, l'avrebbero istituita l'anno dopo- racconta Cristiano- e noi ci arrivammo vincendo la finale contro il Busalla al Riboli, allora ancora in terra. Allenatore Lucio Franchini, ho un grande ricordo di un bellissimo gruppo, facemmo una grande cavalcata, con un mix di giovani e vecchi. Primo campionato dei grandi per me, e prima vittoria, con gente come Fruzzetti, Bertola, Bertolini e Bianchini”.

L'anno dopo, in Eccellenza a Sestri Levante:

“Furono due anni bellissmi, prima con mister Roncone, poi sostituito da Cafferata. L'anno dopo andai in ritiro col Cuneo, non mi trovai bene e tornai a Sestri con mister Casaretto, segnando un sacco di gol. Una grande piazza, con fame di calcio, una piazza “da Sud”, dove il giovane può migliorare e dove il vecchio ritrova motivazioni”.

Nel 1993 l'esordio in Serie D alla Sarzanese:

“Mister Biloni, un bel ricordo del mio primo anno in Interregionale, 11 gol nelle prime 15 partite che mi valsero la chiamata dello Spezia a gennaio. Eravamo un gruppo di amici, tutti di Carrara”.

Anno successivo a Spezia:

“Dovevamo essere in C2, ma d'estate fummo ripescati in C1. Mister Claudio Onofri, la mia prima esperienza nei professionisti: un sogno realizzato, con un mister importante, partivo come quinta punta, mi ritrovai a fare la Coppa Italia da titolare, a fianco di Roberto Labardi e Massimo Castelli”.

Dopo La Spezia, va via dalla Liguria e comincia a girovagare in tutta Italia, toccando come picco massimo la Serie B con Vicenza, Ravenna, Savoia e Cesena. Nella sua carriera anche Carpi, Como, Alessandria, Carrarese, Lucchese, Florentia Viola, Rovigo, Bassano e Jesolo.

“Ho vinto tanti campionati, e ho perso due finali. Il ricordo più bello sone le vittorie dei campionati e l'anno alla Carrarese, dove, giocando a casa mia, da capitano, ci siamo salvati in C1. A Vicenza ho vinto la serie B, a Savoia la C1, ho fatto la B con Ravenna e Cesena, sono arrivato in finale playoff in C con Lucchese e Carpi. Una sola annata sfortunata, a Como”.

Rimpianti per non aver esordito in A?

“Un grandissimo rimpianto, venivo dalla strada e fui catapultato nei professionisti, non avevo le basi di una scuola calcio importante, e commisi qualche errore. Peccato perchè le qualità ce le avevo, avevo i mezzi per giocare dieci anni in serie A. Ero un giocatore veloce e tecnico, col fiuto del gol, una punta centrale in grado di giocare anche seconda punta. Mi sono dovuto accontentare di qualche amichevole contro Roma e Juventus, e di qualche partita in Coppa Italia col Vicenza”.

Nel 2006 torni in Liguria, a Lavagna:

“Serie D, allenatore Claudio Maselli, un secondo padre per me. Un presidente splendido come Stefano Compagnoni, una grande persona, ricordo con affetto la moglie e la figlia Roberta. Un ambiente familiare, come piace a me, ma una piazza che merita la C1 e che da troppi anni ci va vicina senza riuscirci. Quello era un bel gruppo, io e Matteazzi eravamo i due vecchietti, c'era Tani in porta, Pattuglia, Nicolini, Michele Russo, tutti ragazzi che non avevano ancora la cultura del lavoro ma volevano solo divertirsi, con un po' più di testa si sarebbe potuto ottenere di più”.

Dopo Lavagna, Masitto gioca l'ultimo anno nei professionisti a Jesolo in C2, quindi passa al San Donà in serie D dove fa anche l'allenatore e smette di giocare.

Trasferito in Veneto, inizia ad allenare, prima il Montebelluna, poi Monselice, Abano Terme, San Paolo Padova, una parentesi agli Allievi della Fiorentina, Triestina e Campodarsego in Serie D, dove l'anno scorso arriva terzo e disputa i playoff.

“Quest'anno dovevo allenare in Lega Pro, avevo parlato con una società ed era tutto a posto, avevamo pattuito il contratto, ma a fine giugno la trattativa è sfumata perchè uno sponsor aveva imposto un altro allenatore”.

Oggi Masitto lavora per il Padova, dove cura la fase offensiva degli attaccanti di Berretti e Allievi:

“Aspettando una panchina importante, ho avuto contatti con Pergolettese e Recanatese ma non se n'è fatto nulla”.

Un passo indietro, quali sono stati i migliori allenatori della tua carriera?

“Ne ho avuti tanti, ne ricordo quattro in particolare: Francesco Guidolin a Vicenza, Corrado Benedetti a Cesena, Osvaldo Iaconi a Savoia, e poi il mio “papà” Claudio Maselli a Lavagna e Alessandria (dove giocai con Romairone e Montrone). Se lo avessi incontrato prima, Maselli, avrei fatto di più nel calcio. Stavo ore ad ascoltarlo, mi ha insegnato tanto”.

Il compagno d'attacco migliore?

“Ne ricordo tantissimi: Condor Agostini a Cesena, Comandini a Cesena, Francioso e Buonocore a Ravenna, Cancellato a Carpi, Murgita e Gasparini a Vicenza, Rocchi a Como, Tiribocchi e Califano a Savoia, Riganò alla Fiorentina (dove giocai con Maspero e Di Livio). A livello affettivo sono rimasto legato ai giovani della Lavagnese, il mondo del calcio puro, quello dei dilettanti. In particolare ricordo Oscar Marrale, oggi alla Sammargheritese: aveva entusiasmo, colpi importanti, qualità, voglia di fare e imparare e grande abnegazione”.

Ti piacerebbe allenare in Liguria?

“Ora abito in Veneto, ma in Liguria ogni tanto torno, seguo qualche partita delle squadre liguri. Nel 2014 ricevetti la chiamata del Sestri Levante, trovai un accordo con Risaliti, ma non mi trovai d'accordo con l'allora direttore sportivo e cosi accettai la chiamata degli Allievi della Fiorentina. Oggi in Liguria accetterei volentieri una società seria con una buona programmazione, amo la Liguria, una regione che produce tanti giocatori di talento”.

Paolo Dellepiane

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