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Seconda categoria | giovedì 08 marzo 2018, 00:06

La scelta dolorosa di Alessandro Pugliese: "Dopo 21 anni di Albaro confesso che ho pianto al momento dell'addio"

L'ex bandiera dell'Athletic spiega i motivi del suo passaggio al Pieve: "Arrivano dei momenti in cui la vita viene prima del calcio. Ma ho vissuto momenti indimenticabili con Michele Oliva, Pittaluga, Lazzari, Iacopino, Lerini, Aprile, Di Pietro e Novarino. E grazie a due presidenti splendidi come Imperato e Poroli"

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano.... Chissà se finirà cosi la “storia d'amore” fra Alessandro Pugliese e l'Albaro. 28 anni ad agosto, Alessandro ne ha passati 21 con la maglia dell'Albaro, oggi Athletic Club. Ma oggi quella storia d'amore, almeno per il momento, si è interrotta. Domani, chissà, forse le strade di Alessandro e della “sua” squadra si rincontreranno. Oggi Alessandro è un giocatore del Pieve ma... “Ma non nego che ho pianto quando ho fatto il discorso d'addio ai miei compagni”.

E allora come mai non è finita come con Totti e Maldini, fedelissimi fino alla fine alla lora maglia, ma è finita come Roberto Mancini?

“Io non me ne sarei mai andato -spiega Alessandro- rinunciare al campionato di Promozione mi è spiaciuto tanto, non nego che ho pianto dopo 21 anni all'Albaro, ma arriva un momento dove devi mettere davanti la vita personale al calcio, e quel momento è arrivato. Sergio Imperato, che per me è come un padre, mi ha detto che le porte sono sempre aperte e posso tornare quando voglio, i rapporti sono rimasti splendidi, vado spesso a vedere i miei ex compagni, ma ho deciso cosi, anche se è stata una scelta dolorosissima”.

Oggi Alessandro è una colonna del Pieve, che da quando è arrivato lui ha invertito la marcia:

“Al Pieve mi trovo benissimo, ho trovato un'altra persona splendida come Pietro Poroli, un gruppo sano, un bravo allenatore come Fichera. Io non sono un presuntuoso, ho solo portato un po' di entusiasmo, e abbiamo vinto una partita dietro l'altra. Ai playoff ci crediamo, ma dipende anche dai risultati degli altri, c'è rischi che salti la semifinale se Borgo Incrociati e Vecchio Castagna viaggiano cosi forte. Certo, se fossimo partiti cosi ora magari saremmo lassù col San Bernardino”.

21 anni all'Albaro, i ricordi più emozionanti?

“Uno bello e uno brutto. La salvezza, quando avevo 18 anni, ottenuta all'ultimo secondo dell'ultima partita col Foce Magra con gol di Novarino. E la delusione della finale playoff giocata e persa con l'Ortonovo”.

L'allenatore a cui sei più legato?

“Michele Oliva, è stato l'allenatore che mi ha dato di più a livello umano e calcistico”.

E i compagni con cui ha vissuto le migliori esperienze?

“Ne voglio citare sette, se mi permettete. 1) Andrea Pittaluga, un grande portiere, sono il padrino di sua figlia, nei momenti difficili non è mai mancato. 2) Paolo Novarino che ora ha smesso, un tipo generosissimo. 3) Gabriele Lazzari, che definirei “affettuoso”. 4) Luca Di Pietro, il Capitano. 5) Matteo Aprile, un compagnone. 6) Andrea Lerini, scherzoso come pochi. 7) Infine Gianluca Iacopino, il “malaticcio”. Con loro ho vissuto momenti indimenticabili”.



PDP

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