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Prima categoria | martedì 13 marzo 2018, 19:01

La carriera di Marcello Riolfi: "Quella volta in cui me ne andai da una finale del Marchisotti regalando i miei guanti all'arbitro..."

Il suo rapporto coi direttori di gara era già conflittuale da giocatore, figuriamoci ora da ds... "Il mio sogno? Lavorare con Fabrizio Maragliiano in una società con un budget. Finora sono stato bravissimo a fare il ds al Prato con un budget di meno diecimila...."

Marcello Riolfi com'è oggi... e com'era ieri....

Ora fa il ds, e tra una squalifica e l'altra, pur senza budget, sta ottenendo grandi risultati al Prato, ma chi non ricorda Marcello Riolfi quando faceva il portiere (pazzo)?

Andiamo a rivivere con lui una carriera ricca di aneddoti e curiosità.

Classe 1969, muove i primi passi fra i pali dell'Intrepida di Sturla, poi passa alla Levante C

“Dove a 16 anni arriviamo in finale nazionale del campionato Berretti con il Baracca Lugo, ma la perdiamo diciamo cosi, per un mio “disguido” col sole...”

A 17 anni esordisce in Interregionale con la Levante C Pegliese:

“Ho fatto 8 partite, subentrando al posto di Ivan Zappa che aveva avuto un battibecco con la presidentessa dell'Albenga e subì una lunga squalifica. Mister: Chico Locatelli”.

Poi la Veloce Savona, in Promozione, con mister Persenda.

Quindi alla Sampierdarenese, dove sta per 8 anni:

“I mister furono Bussolino, Persano, Salvatore Mango, Franini. Al Morgavi mi allenavo coi sacchetti ai piedi, faceva un freddo porco, fu un sali/scendi continuo fra Promozione e Eccellenza. Sulla mitica scaletta che portava agli spogliatoi ho dato il meglio di me stesso, se potesse parlare quella scaletta (che oggi non c'è più) racconterebbe dei miei scontri con gli arbitri (un vizio che ancora oggi non ha perso, ndr). Al Morgavi feci un frontale con Mauro Cioce, mi spaccai la rotula e stetti fermo per parecchio tempo”.

Poi al Ligorna, 2 anni:

“Rimasi fermo qualche mese perchè la Samp non voleva svincolarmi, poi conobbi Pino Lupis, non un presidente ma un padre, che mi portò al Ligorna con Zoli, Bracco e Schenone. Mister: la buonanima Victor Brogi e il grande Sacchini”.

Poi 2 anni a Molassana:

“Sempre insieme, con Lupis, Bracco, Schenone e Zoli: eravamo uno squadrone, non ci siamo mai allenati, si usciva alla sera e andavamo direttamente in campo alla domenica senza dormire, ma vincevamo sempre. Fu la prima volta del Molassana in Eccellenza”.

Quindi Sestri Levante, 3 anni d'oro:

“Al gruppo si aggiunsero Matteo Rossi e Granvillano, fu bellissimo, una grande piazza. Peccato che allo spareggio per andare in serie D, sbagliò il rigore decisivo Mimmo Ruocco, che segnando ci avrebbe portato in D, ma Mimmo ha i piedi di legno, come dice Bracco...”

Quindi un anno a Cicagna:

“Con mister Risaliti, anche li uno squadrone, Risaliti era un grande mister ma sta facendo bene anche da presidente”.

Poi un anno e mezzo a Rapallo:

“Dove ho trovato il migliore mister in assoluto, Roberto Murgita, un grande, è riuscito pure a fare allenare Bracco, un grande motivatore, poi ebbi una discussione con la dirigenza e me andai a metà stagione”.

Poi Borgoratti:

“Pensavo di smettere, invece ho fatto sei mesi al Borgo, siamo retrocessi con diginità, i 34 gol di Rando e Traggiai non sono bastati...”

Arriva poi il Marassi:

“Uno dei miei anni migliori in porta, con un grande allenatore come Ernesto Boschi, preparatissimo, merita molto di più della Prima Categoria”.

Infine, gli ultimi anni in Terza:

“Al Mediolevante eravamo tutti amici, io, Conte, Schenone, Harlow, abbiamo vinto il campionato di e poi abbiamo fatto la fusione col Nervi, li ho capito che era il momento di mollare e far spazio ai giovani”.

Poi Marcello inizia a fare il preparatore:

“Ho allenato i portieri di Corniglianese e Genova Calcio però non mi ha entusiasmato fare il preparatore, mentre non sono in grado di fare l'allenatore per il carattere e perchè non mi piace fare scelte”.

Invece gli riesce bene il ruolo di ds:

“Fare il ds mi piace, sono bravo, perchè parto senza budget e ho ottenuto ottimi risultati. Alla Corniglianese con Pino Mango abbiamo sfiorato i playoff con una squadra che non prendeva una lira e mister Corona in panchina. Al Prato abbiamo fatto la Seconda, poi la Prima, senza neanche un euro. Quando giocavo mi pagavano, e anche bene, ora faccio tutto senza soldi. Il mio sogno è lavorare con Fabrizio Maragliano in una società dove ho un budget, io e lui siamo come una persona sola”.

I compagni migliori di sempre:

Bracco, Zoli, Matteo Rossi e Schenone, e poi Maurizio Fiandra, come un fratello...”.

Il miglior portiere di adesso e quello dei tuoi tempi:

“Di adesso, Edo Grosso, dieci gradini sopra tutti, il suo sogno era giocare davanti e ci è riuscito, bisogna vedere se non gioca in porta perchè le sue richieste sono troppo alte o per altri motivi. Ma lui ha tutto: mani, piedi, posizione e testa, è un mostro. Potrebbe giocare in C tranquillo e sereno. Dei miei tempi, Fiandra a parte (non lo cito perchè è un fratello) dico Davide Romeo e Ernesto Di Barbaro, due portieri modello, e Jovan Skavo, un pazzo come me...”

Finiamo con gli arbitri, con loro non hai un grande rapporto...

“La scena più bella, alla finale di un Marchisotti, arbitro la signora Anna Vitiello, dopo che mi diede contro un rigore assurdo me ne andai regalandole i miei guanti”.


PDP

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