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"Jimmy" Fontana, il Rivasamba come seconda pelle: "Ma non faccio il capitano per scelta"

La bandiera arancionera racconta la sua carriera passando da Celestini a Stagnaro, da Giacobbe a Lasagna, da Nicolini a Bertorello, ma il migliore di tutti rimane Andrea Rei: "Con lui ci trovavamo ad occhi chiusi, sapeva leggermi nel pensiero".

"Jimmy" Fontana, il Rivasamba come seconda pelle: "Ma non faccio il capitano per scelta"

Cristian “Jimmy” Fontana, attaccante classe 83, si può definire una vera e propria bandiera del Rivasamba. Pur avendo giocato anche con Lavagnese, Sestieri, Vallesturla e Sammargheritese, la sua carriera è legata prevalentemente alla maglia arancione, che quest'anno veste per la 14^ stagione.

“Ho fatto il settore giovanile nel Villaggio – racconta “Jimmy”- ma è stato con la Lavagnese che ho esordito in Eccellenza, vincendo il campionato con mister Mariani, e debuttando poi in Serie D con Celestini. Un periodo breve quello in bianconero, ma molto positivo, dove ho vissuto con gente che aveva fatto o avrebbe poi fatto calcio vero, da Venuti a Capurro, al Pampa Martin vero punto di riferimento di tutti noi, da Nicolini a Croci, allora giovani di valore, da Matteazzi a Pelosi. Avendo poco spazio, in quei due anni, a dicembre me ne andai ai Sestieri per giocare un po' di più”.

Da lì inizia poi la sua lunga carriera al Rivasamba, intervallata da due apparizioni con le maglie di Vallesturla e Samm.

“Al Rivasamba ho passato quasi tutta la mia vita calcistica, ricordo tutti i compagni avuti con molto piacere, ma più di tutti mi sono divertito molto col gruppo dei vari Jacopo ContiGiacobbe, Bertorello, Pozzo, Menini, Cella, Nicolini. 14 anni in maglia arancionera non si dimenticano, non so se sono una bandiera del Rivasamba, ma di sicuro credo di avere il record come numero di presenze...”

Eppure non sei capitano!

“Non lo sono, ma per scelta mia, non ho voglia di discutere con l'arbitro e preferisco concentrarmi sul mio ruolo”.

Appunto, parliamo del tuo ruolo:

“Sono un attaccante atipico, perchè faccio pochi gol, ma preferisco sacrificarmi per la squadra, non sono egoista, non vivo per segnare ma preferisco fare una corsa in più per il compagno...”

E infatti Ale Giacobbe dice che voi due correvate come dei matti...

“Io e Giacobbe sfiancavamo gli avversari, insieme ci siamo trovati alla grande. Quell'anno con lui abbiamo fatto il record di punti nella storia dell'Eccellenza, con otto vittorie consecutive nelle prime giornate, con mister Muzio in panchina”.

Fu quello l'anno più bello al Riva?

“No, l'anno migliore fu l'11/12, con Boris Stagnaro, dove segnai 17 gol, mio recordo personale, con gente come Roby Russo, Di Carlo e Rei in squadra”.

Il tuo compagno d'attacco preferito?

“Senza dubbio Andrea Rei, mi leggeva nel pensiero...”

Fra i mister chi ricordi con maggior stima e affetto?

“Da tutti ho appreso qualcosa, sicuramente Natalino Bottaro è stato quello che mi ha insegnato le malizie per la categoria, mentre con Celestini, anche se in un certo senso mi sono sentito messo da parte, ho imparato la professionalità nel modo di allenarsi. Celestini ha portato indubbiamente un cambio di mentalità importante per il nostro calcio”.

Il tuo gol più bello?

“Fu un gol di cui cerco ancora il filmato... Ero al Rivasamba, giocavamo contro l'Entella di Celestini e di Venuti, Rei, Livellara e Bratto, noi in piena crisi, col mister a rischio esonero. Feci un gol da centrocampo con palla all'incrocio e vincemmo 1-0...”

Il difensore con cui hai fatto più fatica?

“Ce ne sono più d'uno, farei il nome di Andrea Alessio”.

Parlaci delle due piccole parentesi con Vallesturla e Samm:

“Col Valle fu tribolata, sono stato bene con la società, ma avevo la pubalgia e giocai pochissimo. Con la Sammargheritese sono rimasto poco, ma mi sono tolto grosse soddisfazioni come aver vinto la Coppa Italia ed aver fatto il miracolo salvezza con Camisa, da ultimi che eravamo a 8 punti arrivammo quinti con una rimonta pazzesca”.

Fra i compagni avuti, c'è un ragazzo che avrebbe potuto fare una grande carriera e invece si è perso?

“Credo che Pietro Lasagna fisicamente e tecnicamente fosse all'altezza di una serie D a occhi chiusi, oggi invece gioca in Seconda nell'Atletico Casarza”.

Vai per i 35 anni, smetterai o giocherai ancora per molto?

“A livello atletico sto molto bene, ho ancora voglia, ma gli impegni della vita, la concentrazione, la famiglia, il lavoro, ti danno stimoli diversi. Quando questi stimoli cambieranno, sarà giusto farsi da parte. Escluderei di andare in Prima o Seconda per una questione di abitudine, gli arbitri sono troppo in difficoltà in quelle categorie...”

Ultima curiosità, il soprannome “Jimmy”:

“Fu Celestini a chiamarmi cosi, poi passò nel dimenticatoio, e ci pensò Mirko Garbarino che allora allenava la Juniores del Riva, a tirarlo fuori di nuovo, da allora mi è rimasto e non me lo tolgo più di dosso”.


PDP

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