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Promozione | mercoledì 16 maggio 2018, 15:37

Guido Poggi lascia il Baiardo dopo 35 anni: "Riconosco grandi meriti alla società, ma non eravamo più sulla stessa lunghezza d'onda"

Lo storico mister dei draghetti ripassa in rassegna tutta la sua vita con il sodalizio di Via Mogadiscio: "Ho iniziato a giocare qui a 10 anni, a 25 anni ero responsabile del settore giovanile. In tutto 35 anni, non si dimenticano come non dimentico tutti i giocatori che ho allenato e chi mi è stato vicino"

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Venditti cantava cosi. A volte succede, a volte no. A volte chissà.

La storia d'amore di Guido Poggi con il Baiardo è durata in tutto 35 anni. Ed è finita ieri sera. Due giorni dopo la sconfitta ai rigori in Coppa con l'Alassio, 9 giorni dopo il ritorno in Eccellenza. Missione compiuta.

“Ho giocato nel Baiardo dal 1970 al 1980, dai pulcini alla Juniores – racconta Poggi- poi sono tornato nel 1982 e sono rimasto fino al 1997, sono rientrato dal 99 al 2001, e l'ultima esperienza va dal 2010 al 2018. In tutto 35 anni...”.

Una lacrimuccia ci potrebbe anche scappare, insomma, ma questo lo vedremo dopo. Quello che è certo è che fra Guido Poggi e il Baiardo la storia finisce qui, una sera di maggio.

“E' la fine di un rapporto, siamo d'accordo entrambi nel chiuderla qui – spiega Poggi- credo non ci fossero più i presupposti per andare avanti insieme, non condividendo le scelte societarie, pur riconoscendo i grandissimi meriti di chi ha portato avanti la società in questi ultimi anni. Da tanti anni allenavo la prima squadra, la fine di un ciclo ci può stare”.


Guido naturalmente è emozionato nel raccontare questa “fine”, ma anche molto sereno e determinato.

“Ci sono 5/6 ragazzi che sono con me dal primo anno, a loro sono molto affezionato. E' la fine più bella, uscire di scena da vincente. Un po' mi spiace non poter allenare questi ragazzi meravigliosi in Eccellenza, questa è una squadra che può giocare tranquillamente in Eccellenza, una squadra compatta e matura”.


Poggi ammette le sue colpe...

“Avevo 25 anni quando sono diventato responsabile del settore giovanile del Baiardo la prima volta, e forse non ho saputo rinnovarmi o integrarmi con la società, con le loro esigenze. Forse ho ragionato troppo con la mia testa, sono stato poco allineato, troppo autonomo, forse loro avrebbero voluto una persona maggiormente integrata con la società a livello di comunicazione”.


La carriera di Guido, classe 1961, parla da sola...

“Al Baiardo arrivai nel 1970 a 9 anni, ho giocato dai pulcini fino alla juniores. Nel 1980 mentre ero a militare ho fatto due anni all'Ausonia Brin alla Spezia in Promozione, poi due anni alla Goliardica, Mercato Orientale, Sant'Olcese, Marassi. Ho smesso a 33 anni, nel 1982 ho iniziato ad allenare al Baiardo fino al 1997, per 15 anni consecutivi, poi alla Sampdoria ho fatto 13 anni fra Allievi e Giovanissimi Nazionali, nel 2007 ho perso la finale del titolo italiani ai rigori contro la Roma di Stramaccioni. Al Baiardo ho allenato Christian Puggioni, alla Samp avevo Luca Rizzo oggi all'Atalanta, Alberto Masi e Marilungo (Spezia), Pedro Obiang, Fiorillo, i fratelli Zampano, Federico Moretti, Ciancio. Nel 99/00 e 2000/01 sono tornato al Baiardo, anche in virtù del gemellaggio con la Samp, ottenendo una miracolosa salvezza in Eccellenza allo spareggio col Sestri Levante vinto ai rigori, poi sono tornato nel 2010 prendendo la squadra in Prima e riportandola oggi in Eccellenza, era il mio sogno”.


Allora, ci scappa la lacrimuccia o no?

“A dire il vero, mi hanno commosso altre cose, sapevo che sarebbe arrivato questo momento. Il mio pensiero di calcio è diverso da quello della società, alla mia età ho la presunzione di non poterlo modificare”.


I ricordi più belli di questi 35 anni:

“L'anno più bello è stata la vittoria del campionato di Promozione l'anno in cui allenavo anche i Giovanissimi leva 2000 con cui vincemmo il titolo regionale che mancava da alcuni anni. Un altro momento bellissimo è stato due domeniche fa col Fiumaretta, lasciare la squadra in Eccellenza, 7 anni dopo la Prima Categoria, è stato il coronamento di un sogno”.


Qual è la dimensione di questa società?

“Sicuramente l'Eccellenza deve essere la casa del Baiardo”.


I giocatori più forti che hai allenato qui?

“Francesco Girardi, Alessio Ramenghi, Gianni Di Pietro, Davide Crosetti. Ma il più bravo colpitore di testa è Francesco Simonetta, e non lo dico perchè è mio genero...”


C'è un giocatore cui sei rimasto più legato?

“Andrea Ramenghi, il primo messaggio domenica scorsa me lo ha mandato lui, nella giornata della promozione, che ho potuto condividere con la mia famiglia e mia nipote”.


Com'è stato allenare per anni il proprio figlio?

“Per me non è mai stato un problema, credo di aver avuto la capacità di farlo giocare solo quando se lo meritava, e lo dimostrano le sue non eccessive presenze pur avendo Gianluca grandi qualità tecniche. Credo che a lui sia stata riservata qualche critica di troppo, critiche forse indirettamente rivolte a me”.


Addio al Baiardo, o arrivederci?

“Spero in un arrivederci, non si può sapere, ma è in ogni caso un addio che ti rimane dentro, pieno di amici, di affetti...


Il momento più brutto?

“La retrocessione dall'Eccellenza alla Promozione... Ma il momento più brutto forse è stata la scomparsa di Carletto il barista del Baiardo, una persona che tutti noi baiardini ci portiamo dentro”.


Ringraziamenti?

“In primis Sergio Baiardo, che nel 1970 fu il mio primo presidente ed è stato anche l'ultimo, prima dell'avvento di Cristina Erriu. Ringrazio poi tutte le persone che mi sono state vicine, Ivo Fossa, Gino Staiti, Guido Gardella, i miei collaboratori Palermo, Principi, Ricci, Mauro Boschi, Alessandro Bulfoni e Alessandro D'Addeo, ringrazio tutti i giocatori che sono stati con me, in particolare i miei fedelissimi Poggi, Simonetta, Orecchia, Boschini e Lombardo, il Consiglio direttivo attuale società che mi ha permesso di coronare il sogno di riportare Baiardo in Eccellenza”.


C'è un talento che hai avuto e che poteva dare di più?

“Sono dispiaciuto molto di non aver potuto terminare la stagione con Angotti, per via del suo infortunio, credo sarà il primo rinforzo del Baiardo l'anno prossimo”.


Cosa auguri al tuo successore?

“Gli auguro di vivere il Baiardo come l'ho vissuto io, con serenità, armonia e passione nello spogliatoio”.


Dove andrai ora?

“Avevo preso un impegno con Sergio Baiardo. Che prima di prendere accordi con altre società avrei lasciare Baiardo. Non sono mai stato fermo, sarà difficile che accada. Ma posso anche ripartire da una Prima categoria o da un settore giovanile, perchè no?”.

PDP

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