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INTERVISTA ESCLUSIVA - La storia di Matteo Solari: "6 operazioni al ginocchio mi hanno frenato, ma sono comunque un miracolato, va bene cosi"

Il tecnico della Cairese si racconta, in questo che è più un libro che un'intervista: "Ho giocato con Mancini, mi ha allenato Spalletti, ho assaporato il grande calcio. Ma nel 1996 ho rischiato di morire, quindi va bene cosi. Quest'anno abbiamo fatto un capolavoro, abbiamo ridato un nome alla Cairese".

INTERVISTA ESCLUSIVA - La storia di Matteo Solari: "6 operazioni al ginocchio mi hanno frenato, ma sono comunque un miracolato, va bene cosi"

Ha giocato con Mancini, ha subito 6 operazioni al ginocchio, ha visto la morte in faccia cadendo con la macchina da una scarpata, ha vissuto la grande Samp di Eriksson e Paolo Borea, ha conosciuto Angelo Alessio, vice di Conte in Nazionale e al Chelsea, è stato corteggiato da Paolo Di Canio, è stato allenato da Gianni De Biasi. Ha esordito in Serie A. Ha odiato Trentalange come tanti sampdoriani. Oggi ha stravinto il campionato di Promozione con la Cairese andando a un passo dal record di punti di sempre. Eppure non è stato votato come miglior allenatore (gli è stato preferito Repetti...)

Matteo Solari non è certo un personaggio banale, e ha qualche sassolino da togliersi dalle scarpe.

Andiamo a leggere questa intervista/fiume. Pià che un'intervista, un libro da leggere a puntate.

Nato a Savona il 27 agosto del 1977, per 11 anni ha fatto Cairo-Genova tutti i giorni per andare ad allenarsi a Bogliasco.

“Sono arrivato fino alla Primavera, poi la Sampdoria di Paolo Borea, Roberto Mancini e Sven Goran Eriksson nel 1996 mi chiamò in prima squadra, ma al momento di esordire mi sono rotto il primo ginocchio, era il 20 dicembre del 1996, la squadra stava partendo per tre giorni di tournèe a Madrid, avrei giocato al Santiago Bernabeu, e invece.....”

Matteo comincia poi ad avere esperienze fuori dalla Liguria:

“Anno 97/98, vado al Modena in C1, con tre mister, prima Adriano Fedele, che veniva dall'Udinese in A, poi Alessandro Scanziani, ex capitano della Samp, quindi Alberto Bollini che poi avrebbe allenato la Primavera della Samp”.

A fine stagione torna alla Samp, ma la stagione è disgraziata sia per lui (che però esordisce in A) che per la squadra che retrocede per il famoso rigore di Ingesson (buonanima) a Bologna...

“Stagione 98/99, il 30 agosto giocammo in Intertoto a Kosice, io mi rompo l'altro ginocchio... Ritorno in campo a marzo, gioco in Primavera, faccio un paio di panchine a Parma e Vicenza e poi, il 23/5/99, esordisco in A, a retrocessione avvenuta, in Sampdoria-Bari (1-0, gol di Doriva) con mister Spalletti”.

Se ti dico Trentalange?

“Ci ha fatto retrocedere. Ricordo come fosse ieri che Marco Franceschetti, quando al 94' Trentalange fischiò il rigore a favore del Bologna, disse: “In questo momento neanche se scoppia una bomba in area puoi dare un rigore e far retrocedere una squadra”. (Buffon qualche anno dopo parlò di “insensibilità”.... ndr )

Stagione 99/00. Matteo torna a Modena.

“In C1 con mister De Niasi, 27 partite e 2 gol”.

Anno successivo, lo chiama l'Ascoli, ma poi succede l'irreparabile, l'imponderabile...

“L'Ascoli era in C1 girone B, mi offrirono un triennale, ma nel ritiro a Norcia, sentii male al ginocchio, e capii poco dopo che ero stato operato male. Smisi di giocare, per farmi rioperare, l'Ascoli mi pagò un anno ma dovetti rescindere il contratto con una buonuscita. Fui operato altre due volte ai legamenti. Devo “ringraziare” il dottor Jean Luc Renther, ortopedico che ai tempi lavorava con la Samp, che volle farmi una ricostruzione semi artificiale del ginocchio ma sbagliò completamente l'operazione, il mio fisico infatti rigettò determinate sostanze. Prova a rivalermi con l'aiuto dell'avvocato Vincenzo Rispoli che era anche procuratore, ma non se ne fece nulla. Feci un'operazione a Pavia, poi una ricostruzione totale a Bologna. Tornai a Cairo in Eccellenza per tre mesi, e all'ultima giornata a Rapallo nel maggio 2001, mi sono rotto un'altra volta il ginocchio. In totale 6 operazioni fra legamenti e crociati”.

Ultima operazione, un giorno non banale...

“Era l'11 settembre 2001, il giorno delle Torri Gemelle... Non me lo potrò mai dimenticare”

Da quel momento inizia la nuova vita di Matteo Solari:

“Vado a Savona, dove vinco la D con Felice Tufano, poi gioco 30 partite in C2 sotto la presidenza del grande Bettino Piro. Quindi vado a Cuneo in D, facemmo secondi e vincemmo i playoff, l'anno dopo (2004/2005) ho la fortuna di avere Daniele Fortunato, il più bravo allenatore che abbia mai avuto, era un discepolo di Mondonico, con lui vincemmo il campionato, partita decisiva a Loano contro i vari Dondo, Peluffo, Valentino, Prunecchi, vincemmo 2-1. Anno dopo a Cuneo in C2, testa a testa col Venezia tutto l'anno, perdemmo la finale playoff col Carpenedolo”.

Poi la cosidetta scelta di vita:

“Sono tornato a Savona in Serie D, con Luca Monteforte, mi sposai e mi avvicinai a casa, eppure avevo un sacco di richieste, dal Taranto, dalla Cisco Roma di Di Canio, dal Pergocrema di Sannino. Col senno di poi fu la scelta sbagliata, visto che dopo due anni mi separai....”

Un po' di Piemonte, e poi definitivamente in Liguria:

“Andai a Giaveno in Serie D, ho resistito 5 mesi in un società di dilettanti allo sbaraglio. Tornai a Cairo a dicembre, la squadra era in Promozione, stagione 2008/2009: eravamo settimi, vincemmo i playoff e fummo promossi in Eccellenza, dove ritrovai Monteforte, poi Mario Benzi. Il Bogliasco di Invernizzi ci superò nel finale e perdemmo campionato già vinto. Poi feci un anno a Sassello in Prima, eravamo io, Lorieri e Cesari col dottor Giordani. Poi Bragno in Promozione, quindi la Cairese dove diventai responsabile del settore giovanile, ho ripreso giocare a dicembre, 17 partite 5 gol, correva l'anno 2013/2014. L'anno dopo feci il secondo di Giribone, ma ero anche in rosa, e feci alcuni spezzoni di partita. A maggio 2015 l'addio al calcio giocato”.

Andiamo coi rimpianti, ma non troppo:

“Beh, se non avessi avuto infortuni avrei fatto un'altra carriera, ero forte, avrei potuto giocare fra A e B. Ma rimpianti non ne ho, va bene così, anche perchè oggi ci sei domani chissà. Nel 1996 feci un incidente in macchina, volai giù da una scarpata a Savona, sono vivo per miracolo”.

Iniziamo coi sassolini da togliere?

“Io di solito preferisco parlare il campo, ma quando leggi interviste di persone che hanno fatto più parole che punti, e si proclamano inventori del calcio non riesco a stare zitto... Noi quest'anno abbiamo fatto un capolavoro”.

Parliamo dei tuoi colleghi?

“Ho due grandi maestri, Beppe Maisano e Marco Pirovano, da loro accetto tutto. Io ho votato Ghigliazza del Ceriale, la squadra che contro di noi ha giocato meglio, ha proposto il miglior calcio, un allenatore giovane che mi è piaciuto per la sua idea di calcio. Repetti non lo conosco, ma è stato bravissimo, concordo sulla sua votazione, merita il riconoscimento dei colleghi”.

Colleghi che hanno votato in maggioranza proprio Repetti e non te come miglior mister del girone...

“Ho riso quando ho letto certe votazioni, ci sono tante rosicate dietro a quella tabella. E poi i colleghi non erano 15, ma 14, perchè uno non aveva neanche il patentino quindi non siamo colleghi. Ripeto, provo grande piacere a confrontarmi con due veri maestri, come Maisano e Pirovano, con cui ci siamo sentiti tutto l'anno per scambiarci idee, consigli, relazioni, sono allenatori di un certo livello, persone con cui si parla volentieri di calcio”.

Eri al primo anno con una prima squadra, meglio di cosi non poteva andare...

“Avevo fatto l'allenatore in seconda in Eccellenza con Giribone mentre facevo ancora il giocatore (stagione 14/15), mentre giocavo ho fatto per 3 anni il responsabile tecnico del settore giovanile della Cairese, ma già da 8 anni allenavo nella Scuola calcio mentre anno scorso ho preso gli Allievi 2000”.

2000, l'anno di uno dei tuoi giovani promettenti:

“Fabio Moretti è bravo, ma deve ancora crescere tantissimo, è il primo anno che gioca in una squadra per vincere, fa il terzino sinistro, ma può giocare anche in mezzo, ha grande umiltà, ed è la sua grande forza, ma deve ancora imparare tantissimo, testa bassa e lavorare, deve diventare un po' più figlio di puttana, deve un po' smaliziarsi”.

Dove nasce la tua voglia di allenare?

“Sono sempre stato un giocatore molto curioso, ho sempre parlato con allenatori e preparatori, chiedevo il motivo per cui si facevano certi allenamenti, ho imparato tanto da De Biasi, Spalletti, Mancini. Sono stati anni meravigliosi con loro, se non fossi stato sfortunato quegli anni qualche partita in più l'avrei giocata...”

Parlami di Roberto Mancini, da ieri CT della Nazionale:

“Non parlava moltissimo, era taciturno, un leader silenzioso, in allenamento in ogni partitella chi perdeva metteva 5 mila lire in beneficienza, lui non perdeva mai una partitella, a fine mese c'era chi pagava 100 mila lire, lui non ha mai pagato nulla... Roberto era un visionario, uno che stava sul cazzo a molti perchè interpretava il calcio a modo suo, un fuoriclasse, da sempre mio idolo, orgoglioso di essermi potuto allenare con lui”.

A proposito di Nazionale, hai giocato assieme a un altro ex (vice) Ct:

“Con Angelo alessio ho giocato insieme a Modena, anche lui è stato in Nazionale come vice Conte”.

La più grossa differenza fra dilettanti e professionisti?

“La mentalità, il modi di lavorare, ci sono mille particolari che uno non può capire se non li ha vissuti, il sacrificio, la dedizione, tante cose che chi non ha vissuto quel mondo fa fatica a capire...”

Spiegaci l'impresa della tua Cairese:

“Non abbiamo inventato niente, 15 punti sulla seconda, 18 sulla terza, 23 sulla quinta, abbiamo lavorato tanto, parlando poco e facendo tanto. La Cairese dell'anno scorso l'ho smantellata, contro il parere della società ho fatto le mie scelte, con meno nomi ma tanta gente con la mia mentalità, dal 28 luglio abbiamo lavorato sodo, sono orgoglioso miei ragazzi. Ci stiamo allenando ancora con impegno e abnegazione, in vista del titolo regionale di sabato prossimo (ore 18 col Baiardo ad Albissola), i miei ragazzi vanno in campo con il mio cuore, le mie conoscenze”.

Sei riuscito a ridare un nome, un'identità alla Cairese:

“Siamo partiti per ricostruire la faccia della Cairese, avevamo perso un po' la faccia, qualcuno ci derideva, troppe parole pochi fatti, oggi la Cairese è rispettata e temuta ovunque”.

Peccato per il record di punti fallito di poco...

“Volevamo battere i 76 punti della Carlin's Boys, purtroppo il pareggio al 90' ad Arenzano ci ha tolto questo piacere. C'erano 7 squadre che dovevano vincere, qualcuno ha finito a 40 punti, la seconda a 15 da noi”.

L'anno prossimo, si vince anche in Eccellenza?

“Quando scende dal pullmann, la Cairese va temuta e rispettata, deve giocare sempre e comunque e ovunque con una mentalità vincente. Nel calcio conta la testa, la personalità, i risultati dipendo all'80% da questo. Chiudo dicendo una cosa a cui tengo: io non gestisco un gruppo, io ALLENO 20 giocatori alla stessa maniera in modo che tutti siano sempre pronti ad ogni occasione. Come è stato quest’anno”.


PDP

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