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MUSICA | 19 febbraio 2019, 15:36

Un disco a settimana

E' la volta dei Pendragon con The Masquerade Overture

Un disco a settimana

Inghilterra 1996, i Pendragon all’apice della loro maturità artistica, presentano The Masquerade Overture, una gemma fulgida, in un panorama musicale artisticamente asfittico, ma in linea con la loro crescita musicale, dopo gli ottimi lavori precedenti. Pregno del fascino ambient con cui il gruppo inglese ha abituato i suoi fan, The Masquerade Overture, premia l’ascoltatore con sonorità quasi perfette, piene, ampie, profonde, regalando un’atmosfera rara se non unica. Se si dovesse definire la musica dei Pendragon raggiunta in questo album potremmo coniare un termine quale Rock-Progressivo-Sinfonico, una “liaison” che fa incontrare rock e frammenti di musica classica in un sound onirico, quasi preparatorio all’estasi. E’ proprio così dal primo brano che porta il titolo dell’opera completa, addirittura un canto gregoriano cantato in italiano apre e prepara la mente di chi ascolta come se fosse l’interludio necessario, quasi obbligatorio, al prosieguo dell’opera, come se nel nostro cervello ci fosse un recettore musicale che aspettasse solo di essere stimolato. Se negli anni ’70 vi sono piaciuti i Genesis di Peter Gabriel, Steve Hackett & Co., e vi siete sentiti abbandonati , traditi, dalla deturpazione pop imposta da Phil Collins nei lavori successivi, ecco che con Masquerade Overture riuscite a congiungere due mondi musicali distanti temporalmente ma affini nell’animo, nel sound, nella pienezza e purezza del suono. Siamo quindi protagonisti di una ripresa spirituale intima come il suono che ci viene proposto, le atmosfere sono magiche, ipnotiche quasi di pinkfloydiana memoria, Yin e Yang si fondono, si plasmano, sembra quasi che siano colori che si intrecciano su uno sfondo nero, annodandosi tra loro si trasformano da tinte pastello ad aggressivi violacei e verdi acidi dovuti all’ acutezza della chitarra che, nell’assolo, raggiunge vette di una purezza assoluta, per ritornare ad essere sfumati quando il sound si ricompone nella sua interezza, cambiando solo la velocità del gioco di intreccio a seconda delle sonorità raggiunte da questa grandissima band. Amanti del rock non allarmatevi, il disco ritrova l’energia necessaria per essere considerato “Prog”, ritrova calore, sapore, energia tipici del miglior rock anglosassone. L’ascolto è un gradevole viaggio attraverso sonorità dallo spunto onirico ed il ritorno alla realtà, a testimonianza di ciò l’ultimo pezzo “Masters of illusion” saluta l’ascoltatore con un sunto di quello che è stato tutto il disco, l’intero cammino in una canzone che pare voglia comunicarci: “Guarda che qui ci siamo stati insieme, ti ho lasciato credere di essere solo per vivere l’esperienza del viaggio, ma io ero con te”

Tracklist:

01)The Masquerade Overture

02) As Good as Gold

03) Paintbox

04) The Pursuit of Excellence

05) Guardian of my soul

06) The Shadow

07) Masters of illusion


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