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Seconda categoria | 07 luglio 2019, 17:06

A VOLTE RITORNANO Lelle De Ferrari sulla panchina dell'Atletico Quarto

"Sono lo stesso di 20 anni fa, ma non porto il tablet in panchina. Ho 63 anni, compiuti ieri, ma gioco due volte a settimana e vorrei trasmettere la mia passione a questi ragazzi"

A VOLTE RITORNANO Lelle De Ferrari sulla panchina dell'Atletico Quarto

Lelle De Ferrari non allenava dal 2009, quando guidava gli Allievi dell'Albaro, (era la classe 93) con cui vinse lo Spensley battendo lo Spartak Trnava (unica squadra dilettantistica ad aver vinto il torneo).

L'ultima sua prima squadra, nel lontano 2001/2002, fu l'Athletic, che quell'anno retrocedette dalla Promozione nonostante i 38 punti.

Con le giovanili dell'Albaro ha vinto il titolo regionale con gli 89.

In precedenza ha allenato Arenzano, Grafiche del Cielo, Gargiullo, Piedigrotta, dove ha iniziato la carriera da mister facendo l'allenatore/giocatore.

Da giocatore, la sua carriera recita: Gruppo C, Arenzano, Sestrese, Varazze, Pro Recco, Sampierdarenese, Sant'Olcese, Piedigrotta.

Classe 56, ha compiuto proprio ieri 63 anni, a dispetto della stazza fisica (non era certo un colosso) faceva il centravanti.

Oggi Lelle De Ferrari torna ad allenare. Lo ha chiamato l'Atletico Quarto, per il dopo Marchetti e lui ha accettato volentieri. 17 anni dopo la sua ultima esperienza.

Lelle, che effetto ti fa ritornare nel mondo del calcio?

“Anche se non allenavo più, dal calcio non mi sono mai staccato, infatti gioco ancora due volte alla settimana, il mercoledi 7 agli Emiliani e il sabato mattina a 11. Se posso continuo a giocare, anche se il più vecchio che gioca con me ha almeno 10 anni meno di me. Avevo smesso di allenare per seguire i miei figli Andrea e Lorenzo... In questi anni andavo a vedere i miei figli, e in tanti mi sollecitavano a riprendere, avrei un elenco enorme di ragazzi che ho avuto, che non giocano più e potrebbero giocare tranquillamente in Eccellenza o Promozione. La regola dei giovani purtroppo ha distrutto tanti talenti, ho vissuto questa esperienza con mio figlio, che ha esordito a 16 anni in Eccellenza al Ligorna, forse troppo presto, e quando invece era pronto per restarci è stato scalzato dai 96 e 97. I giovani giocano troppo presto in categoria importanti e sono bruciati, tanti finiscono per smettere. In Promozione ed Eccellenza metterei i fuoriquota nei vecchi, non nei giovani, facendo giocare solo 4 uomini sopra i 26 anni. Lascerei tutto libero in Prima e Seconda...”

Ma perchè avevi smesso realmente?

“Avevo smesso perchè con la vita familiare e il lavoro il calcio era diventato molto impegnativo. E poi non mi vedevo più in questo ambiente, erano cambiate troppe cose, vedevo gli allenatori coi tablet e non mi sentivo più a mio agio. Io mentre guidavo verso l'allenamento, pensavo a come avrei fatto divertire i miei ragazzi, non programmavo nulla a tavolino. Tecnicamente siamo 50 milioni di allenatori, io come tanti non ho niente da insegnare, la vera funzione di un mister è creare un gruppo, una identità, una unione, stabilire un rapporto vero soprattutto con chi gioca meno. Io non promettevo a nessuno quante partite gli avrei fatto giocare, cosi alla fine erano tutti contenti”.

Cosa ti ha spinto a rientrare e che obiettivi ti sei posto con l'Atletico Quarto?

“Mi ero sempre detto che sarei rientrato solo se un giorno avessi trovato una società che mi avesse dato fiducia al 100%. Poi la comodità di Quarto, io abito li, e la conoscenza dei vari Torre, Guglielmoni, Santamaria tutti ragazzi che ho visto crescere all'Athletic. Voglio provare a vincere il campionato, cosa facile a dirsi e difficile a farsi, obiettivo minimo i playoff. Questa squadra necessita di tre/quattro pezzi importanti, e di un attaccante da doppia cifra, determinante in Seconda categoria. Il gruppo base non va stravolto, spero di integrarlo con tutti quei ragazzi che hanno smesso e che mi hanno sempre detto che con me verrebbero ad occhi chiusi”.

Cosa è cambiato nel calcio rispetto a 17 anni fa?

“E' cambiata molto la mentalità dell'approccio dell'allenatore rispetto alla squadra, ma io non cambio, sarò lo stesso, con la stessa passione di 20 anni fa che mi porta a giocare ancora alla mia età e che cercherò di trasmettere. Parole d'ordine: organizzazione e rispetto dei ruoli, che siano giocatori o dirigenti”.

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