Andrea Lenzo, presidente della Sammargheritese, spiega le motivazioni che lo hanno portato a fare il reclamo contro il Valdivara, come tante altre società prima di lui, per l'oramai noto tesseramento irregolare dei tre nigeriani.
"Quella di promuovere il reclamo è stata una decisione davvero sofferta. Sportivamente, in un altro contesto di classifica ce lo saremmo volentieri evitato, ma in ballo per noi c’era la regolarità del campionato nei confronti delle avversarie dirette, tra cui la Rivarolese. Penso che a parti invertite anche il Valdivara avrebbe fatto lo stesso. Capisco e rispetto il loro disappunto, perché su questa vertenza si giocano l’intera stagione: mesi di sacrifici, allenamenti e sforzi di tutta una squadra. Non è facile da digerire ed accettare una situazione di questo genere. Forse avrebbero potuto arrestarsi ai primi danni evitando di perseverare e continuare a schierare i calciatori nigeriani, ma è difficile giudicare in casa d’altri".
Lenzo però si sofferma su un altro aspetto che lo ha lasciato di stucco.
"Non giustifico però la decisione del Presidente del Valdivara di escludere una nostra leva del settore giovanile dal loro torneo e di ritirare una delle loro dal nostro Memorial Pesce. Siamo alle rappresaglie, per giunta sui ragazzini, e non va bene. Con la fine del campionato occorrerà però darsi tutti una regolata. E per tutti intendo tutte le squadre".
Lenzo sottolinea tutti gli aspetti negativi di questa stagione sportiva.
"Questa stagione è stata all’insegna della tensione e piena di situazioni spiacevoli. Tanti, troppi, gli allenatori esonerati. Formazioni smantellate in corso d’opera. Polemiche tra diverse squadre fuori e dentro al campo. Continue lamentele per presunti torti arbitrali, reazioni sempre più scomposte di dirigenti sugli spalti, con arbitri messi in seria difficoltà. Si è visto davvero di tutto. C’è da chiedersi in fretta quale mondo del calcio dilettantistico vogliamo portare avanti. Scimmiottare i professionisti, con i loro atteggiamenti, non ha senso e ci rende solo ridicoli. Teniamoci stretta la passione per questo sport e impariamo a prenderci un po’ meno sul serio. Essere dei “dilettanti” non deve essere sentita come una offesa, ma come un vanto, come un segno distintivo di genuinità".












