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Calcio | 29 agosto 2020, 01:15

AMARCORD La lunga carriera di Fabio Nacci

L'ex difensore della Bolzanetese si racconta: "Andai via dal Genoa perchè non andavo d'accordo con Perotti, devo tanto a Enrico Giordano, i miei maestri sono stati Mainetto e Maselli"

AMARCORD La lunga carriera di Fabio Nacci

L'occasione di fare una chiacchierata con Fabio Nacci, dopo oltre 10 anni dal suo addio al calcio, è la notizia che il figlio Andrea è passato all'Alessandria.


“Andrea è un 2004, ed è calcisticamente l'opposto mio. Io ero un difensoraccio, lui è il classico numero 10. Da piccolo ha giocato nell'Albissola, poi dopo un provino per Genoa e Samp è passato prima al Vado e poi al Savona, quindi di nuovo all'Albissola. Prima del Covid ha fatto un provino al Torino, e oggi è passato all'Alessandria. Vedremo come andrà. Una cosa è certa, i giovani di oggi sono bloccati da questo benedetto premio preparazione...”


E dopo aver parlato dell'attualità, via alla catena dei ricordi...


Fabio, da dove cominciamo?


“Per me tutto è cominciato dal Genoa, ho fatto tutta la trafila fino alla Primavera, ma non andavo d'accordo con Attilio Perotti, così' mi mandarono ad Albenga che a quel tempo era di Spinelli. Feci un anno poi tornai al Genoa ma per una serie di motivi la mia esperienza rossoblù finì presto e feci tre anni in Piemonte, fra Asti e Intermonregalese”.


Nel 93/94 Fabio si ferma.


“Iniziai a lavorare con mio padre come rappresentante di vini, lo stesso lavoro che faccio ancora oggi, e pensai di lasciare il calcio”.


Nacci però non aveva fatto i conti con Enrico Giordano, allora presidente della Bolzanetese:


“Lo conobbi e mi convinse a riprendere a giocare. Feci sei anni con lui, culminati con la promozione in Eccellenza”.


Appartiene a quel periodo uno dei ricordi più stani della carriera di Nacci:


“Pirovano fece 4 sostituzioni in un Samp-Bolzanetese 0-1 dove vincemmo in 9 contro 11 con un mio gol su punizione. Perdemmo a tavolino, la Samp arrivò prima e noi secondi, ma questa volta fummo promossi ugualmente dopo che per due anni eravamo arrivati secondi senza poter salire”.


Dopo la Bolzanetese, una breve esperienza a Rapallo, quindi Mignanego:


“Una delle squadre più forti in cui ho giocato, vincemmo lo spareggio con la Lavagnese e andammo in Eccellenza”.


Poi Nacci segue Poldo a Pontedecimo, quindi un breve ritorno alla Bolzanetese prima di concludere la carriera fra Castellese, Crevarese, Serra Riccò, San Cipriano, Via Acciaio e Don Bosco.


Fabio, una grande carriera, ma dove hai guadagnato di più?


“All'Intermonregalese, lo sponsor era la VALEO, una società che lavorava per la Fiat, giocai con un certo Antelmi, un attaccante che aveva esordito in Coppa Uefa con la Juventus”.


A quali presidenti sei rimasto più affezionato?


“Al grande Marcello Porcile, da cui avevo preso tanti soldi verso fine carriera, al mitico Poldo, sicuramente il più generoso, ma dal punto di vista affettivo rimango legato maggiormente a Enrico Giordano”.


I mister a cui sei più legato?


“Con Marco Pirovano sono stato più tempo, l'ho fatto impazzire, non ero un carattere facile, e poi ricordo con piacere Osvaldo Arecco, Stefano Fresia e Antonio Di Pace”.


Il giocatore più forte con cui hai giocato?


“Te ne dico due, Pino Alfano attaccante dell'Albenga, e Marco Bracco al Mignanego”.


I compagni di reparto più bravi?


“Ballestrino e Vernazza su tutti, al Mignanego eravamo insuperabili”.


Gli attaccanti più forti che hai marcato?


“Gatti e Calabria”.


Fra i tuoi ricordi più belli, anche le vittorie al Marchisotti e alla Coppa del Sindaco:


“Eravamo una squadra di pazzi, con la Bolzanetese quando siamo stati promossi in Eccellenza vincemmo anche il Marchisotti e Coppa Sindaco, chiamiamolo “triplete”. In quella finale al Marchisotti mi sono rotto il naso dopo uno scontro con Silvestri, successe un po' di tutto. C'erano Dellepiane, Giusquiami, Traverso, Macri e Formoso. Nella Coppa del Sindaco invece vincemmo contro Riolfi e Baldi in finale, ed eliminammo anche la Sestrese di Mieli e Balboni”.


Cosa ti manca di più del calcio anni 80/90?


“Guarda, ricordo l'insegnamento di tanti allenatori... Al Genoa al campo Morteo, quando pioveva, i calzettoni e le scarpe diventavano un blocco unico di cemento, ma non ci facevano andare a casa se non avevamo prima pulito le scarpe. Ci insegnavano prima di tutto l'educazione”.


Come mai quando hai smesso non sei rimasto nel calcio?


“L'ultimo anno vero l'ho fatto a San Cipriano... Poi mi sono lentamente disamorato, fino a quando ho visto gli allenatori che portano lo sponsor. A quel punto ho detto basta. Mi sono levato dal calcio, mio figlio mi ci ha riportato da spettatore, ora mi piacerebbe allenare i bambini insegnando loro l'educazione sportiva e la meritocrazia. A vederlo da fuori, oggi il calcio è un mondo completamente diverso, ai miei tempi i genitori era raro vederli al campo, non ricordo di aver visto discussioni fra genitori e allenatori. Oggi il mondo del calcio è come la scuola: quando andavo a casa dopo aver preso un 5 mio padre se la prendeva con me, oggi i genitori se la prendono coi professori”.



Qual è la cosa che ti manca di più?


“Lo spogliatoio, e quando entravi in campo quell'adrenalina che non provi più da nessun'altra parte”.


Cosa non rifaresti tornando indietro?


“Metterei la lingua in tasca con Perotti e accetterei di tornare al Genoa, con Landini ds, senza troppe pretese. Dicono che ero abbastanza antipatico, in realtà ero solo diretto e sincero e alla lunga lo paghi, e poi quelli mezzi bravi nei dilettanti sono sempre stati sulle palle”.


Dimmi un giocatore che avresti voluto sempre al tuo fianco:


“Andrea Romeo, era meglio averlo come compagno”.


In che ruolo giocavi esattamente?


“Diciamo che facevo lo stopper e il libero, poi ho cominciato a giocare a zona, in linea, cosa che in Promozione, Eccellenza o in D si vedeva raramente, i primi furono Antonio Di Pace e Maisano”.


Chi ti ha insegnato di più fra i tuoi mister?


“Mainetto e Maselli senza ombra di dubbio”.


Eri un difensore col vizio del gol:


“Sono stato per due anni capocannoniere nella Bolzanetese, un anno feci 11 gol fra punizioni e colpi di testa, ne avrei fatti anche di più se mi avessero fatto battere i rigori, ma quelli li lasciavo a Ragno Formoso...”


LA CARRIERA DI FABIO NACCI


Fabio Nacci nato il: 29/04/1969, ruolo: Difensore

08/09 1^ Don Bosco

07/08 1^ Via Acciaio

06/07 1^ Via Acciaio

05/06 Ecc. San Cipriano

04/05 Prom. Serra Riccò

04/05 1^ Crevarese

03/04 1^ Castellese

03/04 Ecc. Bolzanetese

02/03 Ecc. Pontedecimo

01/02 Ecc. G.C. Mignanego

00/01 Prom. G.C. Mignanego

00/01 Prom. Rapallo

99/00 Ecc. Bolzanetese

98/99 Prom. Bolzanetese

97/98 Prom. Bolzanetese

96/97 Prom. Bolzanetese

95/96 Prom. Bolzanetese

94/95 Prom. Bolzanetese

93/94 inattivo

92/93 D Sammargheritese

91/92 Int. Intermonregalese

90/91 Int. Asti

89/90 Int. Asti

88/89 Int. Albenga

87/88 Int. Albenga

86/87 Primavera Genoa

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