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Calcio | 01 dicembre 2020, 17:16

LA MIA AVVENTURA A SETTIMANA SPORT Il ricordo di Massimo "Pibe" Losito

"E' stata per me la palestra migliore del mondo, che porterò sempre nel cuore"

Massimo Losito è l'ultimo sulla destra in questa foto della stagione 2006/2007.

Massimo Losito è l'ultimo sulla destra in questa foto della stagione 2006/2007.

IL VIAGGIO NELLA STORIA DI SETTIMANA SPORT CONTINUA CON LE "MEMORIE" DI UN'ALTRA DELLE COLONNE PORTANTI DELLA NOSTRA REDAZIONE DEGLI ANNI D'ORO, MASSIMO LOSITO.

ECCO A VOI I SUOI RICORDI.

Settimanasport è stata la mia più grande palestra lavorativa di sempre, ma ridurla al mero aspetto lavorativo sarebbe sbagliato. Difficile mettere nero su bianco tutto quello che è stato per me, nei 10 anni in cui ne ho fatto parte.

Ricordo l'inizio come se fosse ieri, ho sempre sognato di diventare un giornalista, sin da bambino. Cercavo una strada per iniziare, e sono arrivato in Via La Spezia. Breve colloquio con Simone Arveda e il 20 aprile 2004 ho iniziato.

Ho letto la sua intervista, dice che ad alcuni deve chiedere scusa, ecco come esordio non c'è niente male.

Io sono di Cornigliano, mi aveva mandato al XXV Aprile il sabato alle 18.30, sfida iniziata con oltre un'ora di ritardo. In tv c'era il mio Bari, contro il Palermo se non erro. Tutto iniziò così.

Scrissi paginate per quella singola partita, Superba-G.Siri, poi giustamente tagliate da chi ha impaginato (non oso immaginare gli insulti che mi avranno riservato), ricordo ancora: Konnov, il Pirlo del G.Siri.

Dico già che a chiusura del cerchio molti anni dopo mi son ritrovato a lavorare per Aics con Simone, amico e professionista che stimo tantissimo, spesso gli ricordo questo episodio e ridiamo insieme.

Dicevo palestra, perché il bello di Settimanasport è che ti prepara davvero a tutto, o meglio, ti “obbliga” ad essere preparato su tutto. Scrivere articoli, telefonare per tabellini, scrivere partite come se le avessi viste, impaginare, fare fotografie, grafiche, radio, televisione, insomma, tutto quello che è la professione del giornalista. Tutto, ma proprio tutto.

In ogni mio lavoro faccio sempre qualcosa o uso qualche programma che ho imparato a Settimanasport, quando ancora non sapevo nemmeno da dove iniziare.

Ho letto l'intervista di Luca Pastorino, direi che ha descritto alla perfezione quello che è stato Settimanasport non solo dal punto di vista lavorativo, ma soprattutto per i rapporti umani che ne sono nati.

Lì ho incontrato due persone fondamentali nella mia vita, uno è proprio Luca, di cui sono anche stato testimone al matrimonio, l'altro è Giordano Ravera, il fratello che ho sempre voluto avere e che ho trovato tra una pagina del Telesecolo e un tabellino.

Ma lì ho trovato anche tanti altri amici, Alessandro Soresini, Salvatore Gaglio, Filippo Rizzetto e molti altri che poi ho ritrovato tra l'altro nella mia carriera lavorativa e nella vita quotidiana.

Questa palestra secondo me è quello che manca nella maggior parte delle altre redazioni, dove tutti si sentono arrivati, dove difficilmente nascono rapporti, dove non si cresce insieme. Questa era la magia di Settimanasport.

Ricordo di aver scritto di tutto, uno speciale di 36 pagine sul riscaldamento, una guida enogastronomica sui ristoranti di Serra Riccò, interviste nei negozi ai più svariati personaggi genovesi, interi almanacchi, uno fatto dalla A alla Z (il primo almanacco del calcio giovanile per esempio), vagonate di tabellini, ma vagonate vere eh. Tutta roba che ti fa crescere professionalmente e che ti fa “desbelinare” in questa giungla chiamata giornalismo in cui troppi oggi giorno si sentono già arrivati e pronunciano la solita frase: “Ma come faccio a scrivere una partita se non la vedo?”. Ecco questi qui, non sono mai stati a Settimanasport.

Ho citato colleghi e amici, doveroso citare chi in quegli anni mi ha dato fiducia, sono riuscito nell'impresa di ricevere anche attestati di stima da un certo Luca Ghiglione, che non era avvezzo a fare complimenti, ma con il quale anche fuori dal lavoro abbiamo passato giornate indimenticabili (Fagagna su tutte).

Poi ovviamente Paolo Dellepiane, il quale da sempre prova a riportarmi nel posto che mi ha lanciato. Dico sempre “no”, ma non nascondo che mi faccia sempre piacere che me lo chieda!

E poi Francesco Casuscelli, proprio lui ha coniato il mio soprannome: il “Pibe”, ai tempi con Francesco Defano ci chiamava i suoi “angeli custodi”. 

Tutto questo è Settimanasport, la palestra migliore del mondo che porterò sempre nel cuore.

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