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Calcio | 03 dicembre 2020, 21:21

LA MIA AVVENTURA A SETTIMANA SPORT Il ricordo di Samuele Nanni

"Oggi vivo ad Oslo, in Norvegia, da quasi tre anni. Nella vita ho cambiato parecchi mestieri e no, non sono diventato né calciatore, né giornalista sportivo. Ma a diventare giornalista ci ho provato e se per anni questo sogno nel cassetto è sempre stato alimentato ed è arrivato a tanto così dall'avverarsi lo devo in gran parte a Settimana Sport"

LA MIA AVVENTURA A SETTIMANA SPORT Il ricordo di Samuele Nanni

IL VIAGGIO NELLA STORIA DI SETTIMANA SPORT PROSEGUE CON I RICORDI DI SAMUELE NANNI, UNO DEI COLLABORATORI STORICI DEL NOSTRO GIORNALE, DEL SECOLO DEL LUNEDI E DI RADIO 19.

Quando ero ragazzino e frequentavo le scuole medie ricordo come fosse ieri mia mamma dirmi le seguenti parole: “Adesso riesci a guardare tutte le partite e tutto lo sport che vuoi ma quando comincerai a lavorare non avrai più molto tempo per vedere tutto”.

Crescere con i miti sportivi di Alberto Tomba, Marco Pantani e con la mitica serie A delle cosiddette “sette sorelle” ha di certo agevolato la mia passione per lo sport.

Guardavo  veramente di tutto e quando c'erano eventi oltre oceano non mancava mai la sveglia notturna. Ma se fino al giorno in cui mia mamma mi disse ciò il mio sogno era quello di diventare un calciatore professionista, da quel momento non ebbi più dubbi: se il lavoro mi impedirà di seguire lo sport vuol dire che diventerò un giornalista sportivo.

Oggi vivo ad Oslo, in Norvegia, da quasi tre anni. Nella vita ho cambiato parecchi mestieri e no, non sono diventato né calciatore, né giornalista sportivo.

Ma a diventare giornalista ci ho provato e se per anni questo sogno nel cassetto è sempre stato alimentato ed è arrivato a tanto così dall'avverarsi lo devo in gran parte a Settimana Sport e soprattutto a Paolo Dellepiane.  

Lui e Nevio Rissone, all'epoca capo redattore sportivo a Radio Savona Sound, sono stati i miei due autentici mentori, nonché coloro che hanno sempre creduto in me.

Il mio ingresso a Settimana Sport avvenne con la stagione calcistica 2004/2005.

Da savonese non ho mai fatto vita di redazione, il mio era un lavoro da inviato sui campi di Eccellenza e Promozione e Settimana Sport significava vedere ogni lunedì la mia firma sul Secolo XIX.

Ai tempi per me iniziare la settimana lavorativa era la cosa più gratificante (per me il giornalismo è sempre stato solo un hobby). Passare in edicola, comprare il giornale, sedermi al bar per la colazione e leggere il mio pezzo con gli occhi che luccicavano di orgoglio e felicità.

In un epoca in cui ancora internet era agli albori e i social ancora lontani da diventare quello che sono oggi, la firma sul Secolo era cosa importante. E quando arrivava il martedì ecco i famosi pagelloni su Settimana Sport.

Scrivere le pagelle come quelle della Gazzetta dello Sport era davvero un qualcosa di rivoluzionario per il mondo dello sport dilettantistico, con la differenza che la domenica successiva alla pubblicazione, se ci andavi giù pesante con i giudizi negativi, cosa che facevo spesso, dovevi sempre giustificarti e mediare con i diretti interessati.

Ma il ricordo più bello ed indelebile che mi lega alla redazione di Settimana Sport rimane quello della collaborazione con Radio 19.

Dopo diversi anni di esperienza radiofonica a Radio Savona Sound quando Paolo mi chiamò per diventare una delle tre voci ufficiali di  Radio 19 mi sembrò di toccare il cielo con un dito.

Usare la parola “arrivato” non fa e non ha mai fatto al caso mio, ma avere la possibilità di raccontare alla radio in diretta le partite di serie A di Genoa e Sampdoria non è cosa da tutti.

Le stagioni dal 2006 al 2009 rimarranno per sempre nel mio cuore. Il mio “esordio” in serie A a Siena, la trasferta a Napoli, poi Milano, Bologna, Firenze e altre ancora, il posto fisso in tribuna stampa al “Ferraris”, i derby commentati, le interviste a giocatori ed allenatori, la grande Sampdoria di Cassano e Pazzini ed il Genoa tornato grande con Gasperini.

Sono passati poco più di dieci anni ma sembra ne siano passati cento. Il calcio, lo sport in generale, erano un'altra cosa rispetto ad oggi, così come diverso e migliore era il modo di fare giornalismo. Non come oggi dove basta scrivere quattro righe su un blog o Facebook per spacciarsi giornalisti ed intenditori.

La mia vita ora ha preso strade completamente diverse da quelle dell'epoca, ma dentro il mio cuore e con un pizzico di nostalgia non potrò mai dimenticare quegli anni per me memorabili. 

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