Terminato il girone d’andata di Serie C Silver per il CUS Genova Basket. Biancorossi, diretti da Giovanni Pansolin e dal primo assistente Giorgio Taverna, terzi in classifica dietro alla Pallacanestro Sestri e al Tigullio Sport Team. Un piazzamento importante, specie in relazione all’impostazione “young” da parte della sezione cestistica della Polisportiva. Analizziamo questa prima fase di campionato attraverso le parole di Coach Pansolin.
Quella di quest’anno è una stagione di Serie C Silver che non prevede una promozione in Serie C Gold, come nella passata stagione. In attesa della riforma dei campionati, al via dalla stagione 2024/25 con l’istituzione dell’Interregionale, questa sarà una stagione di transizione in vista della prossima, in cui la prima metà circa delle classificate in Liguria andrà a far parte di questa nuova categoria interregionale.
«Come ho spesso ripetuto», afferma il coach, «il nostro obiettivo è lavorare sul biennio per avere una squadra pronta l’anno prossimo, quando ci saranno le promozioni». Questo però non incide sul DNA vincente della squadra. «Chiaro che quando vinci è sempre meglio», aggiunge, «e devo dire che siamo abituati a stare nella parte sinistra in questi anni». Una delle chiavi della stagione biancorossa è il «giusto compromesso che abbiamo trovato tra giocare con una squadra giovane ma che sia anche competitiva».
Quale il neo di questo girone d’andata? «Probabilmente la sconfitta contro Virtus, pareggiata poi dalla vittoria contro Sestri». Senza questa sconfitta gli Universitari sarebbero infatti primi, «anche se forse non è la nostra dimensione in questo momento». Quale l’umore? «Siamo soddisfatti e non dobbiamo dimenticare che questa squadra è marchiata CUS», in quanto ad eccezione di Dufour e Vallefuoco ogni giocatore ha disputato almeno una partita nel settore giovanile biancorosso.
Un contributo, quello del settore giovanile, che è determinante al giorno d’oggi. «Siamo partiti dopo rispetto ad altre società ma stiamo recuperando», considerato il fatto che non sarebbe obbligatorio per i Centri Sportivi Universitari, «ma non è pensabile fare pallacanestro moderna senza settore giovanile». Uno dei tanti motivi è quel senso di appartenenza che crea nei ragazzi, cosa su cui «siamo in crescita anche se non a livelli di altre società».
L’ultima sfida disputata prima della giornata di pausa, l’ultima del girone d’andata, è stata quella contro la Pallacanestro Sestri, fino ad allora imbattuta in campionato. «Loro sono una società molto giovane ma che ha grande voglia di primeggiare», afferma, «non avendo ancora possibilità di avere ragazzi pronti dal settore giovanile è normale che abbiano scelto di prendere giocatori di categoria anche superiore e un allenatore da realtà professionistiche e con esperienza notevole». Una sfida, quella tra CUS e Sestri, quindi, in cui non c’è una differenza di filosofia, bensì «una differenza di necessità con un problema di tempistiche in tutti e due i casi»: infatti, «noi non siamo ancora allo step identitario di alcune società e loro non hanno ancora raggiunto lo step di settore giovanile che raggiungeranno tra qualche anno».
Quale la cosa che soddisfa di più il coach alla fine del girone d’andata? «Abbiamo avuto protagonisti diversi ogni partita», afferma, in quanto «non c’è un leader che ti trascina sotto forma di punti realizzati e c’è leadership condivisa». A seconda delle partite sono stati diversi i giocatori biancorossi in doppia cifra durante la stagione, ma non solo. «Un’altra cosa che mi rende felice», aggiunge, «è l’apporto di coloro che hanno un minutaggio differente». «Penso per esempio a Grandeaux», afferma, «che ha passato due partite senza entrare e quando ha sostituito Cassanello ha fatto una prestazione difensivamente maiuscola», così come anche Esposito, «autore di una tripla a pochi istanti dal suo ingresso». Una squadra, dunque, in cui «tutti riescono a essere protagonisti».
Infine, una chiosa sulla lunga pausa di 45 giorni prima del ritorno in campo. «Sarà come iniziare un nuovo campionato», afferma il coach, «e dunque il rischio è che se fatichiamo a trovare ordine in questi 40 giorni rischiamo di far fatica in ripartenza». Soprattutto considerando che «storicamente patiamo le soste prolungate». «Bisogna che i ragazzi siano consapevoli che dobbiamo gestire questa sosta», in chiusura, «avevamo un bel ritmo e dobbiamo cercare di non perderlo».










