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Inchiesta sullo sci di fondo in Val d'Aveto: le precisazioni di Paolo Cresta

Il Direttore del Parco Naturale dell'Aveto puntualizza alcuni concetti dopo la nostra intervista agli sciatori di fondo della zona che reclamavano una maggior considerazione.

Inchiesta sullo sci di fondo in Val d'Aveto: le precisazioni di Paolo Cresta

Paolo Cresta, direttore del Parco Naturale dell'Aveto, ha risposto con grande disponibilità ai nostri quesiti riguardanti le piste di fondo prospicenti la zona del Parco e del Monte Penna.

Innanzitutto preme dire che la battitura delle piste per lo sci di fondo tra Santo Stefano e le Casermette è un bel patrimonio per il fondo ligure da molti decenni, e che di questo va dato merito per il passato, anche lontano, al Comune e, credo, al locale Sci Club. Nel 2005 al Parco è stata affidata dalla Regione la gestione delle foreste demaniali, inclusa quella del M. Penna, comprensiva di un bel patrimonio immobiliare, le note Casermette del Penna.

Il Parco si è adoperato da subito per valorizzare quanto affidato, sia in termini forestali, sia degli immobili. Già nel 2007 si riuscì ad acquisire un significativo finanziamento che, aggiunto ad altri poi ottenuti negli anni  successivi, ha permesso di trasformare le Casermette cadenti e inutilizzate, in un bel complesso accogliente, ecologico e moderno, trasformato finalmente in Rifugio aperto al pubblico.

GLI SFORZI ECONOMICI E LA COLLABORAZIONE COL COMUNE DI SANTO STEFANO D'AVETO

Solo dopo l'avvio da parte del Parco dei lavori di ristrutturazione delle ex Casermette il Comune (siamo intorno al 2010) iniziò a chiedere al Parco la collaborazione e il sostegno economico per la battitura invernale delle piste. Trattandosi di una pratica sportiva del tutto ecologica e condivisibile il Parco, con grande sforzo economico (perlomeno rispetto ai pochi fondi a bilancio dell'Ente) iniziò e sostenne questa collaborazione. Il Comune dapprima procedette direttamente, con mezzi propri, alla battitura, poi ne affidò il servizio per qualche inverno alla Società Impianti di risalita (intanto erano state riaperte le piste di sci alpino), finché negli ultimissimi anni la battitura venne affidata al gestore del Rifugio Monte Penna (Bedonia- PR) dotato di appositi mezzi, e interessato all'attività, molto gradita anche alla sua clientela. Tutto questo in attesa che il Rifugio delle Casermette, naturale capolinea della pista, potesse aprire i battenti e avviare, anche per il fondo, le più opportune sinergie con il Rifugio sul versante emiliano. In quegli anni, peraltro, veniva assegnato al Comune anche l'unico volume a disposizione già terminato del complesso del nuovo Rifugio delle Casermette, allo scopo di fornire un minimo di assistenza e di ristoro in sicurezza ai fondisti (inizialmente la gestione /presidio dello steso era infatti affidata dal Comune al Soccorso Alpino), in attesa della apertura di tutto il complesso.

LE DIFFICOLTA' PER IL SERVIZIO DI BATTITURA

Tutto questo fino all'inverno 2015-16. Già in quello successivo il Rifugio era in corso di assegnazione, con un contratto che prevedeva la cura delle piste da fondo nella tratta interna al demanio forestale di cui il Parco è titolare (Foresta del Penna), in cui il nuovo Rifugio è baricentrico. Lo scarso innevamento dell'inverno non ha dato comunque adito a problemi circa esigenza di battitura. Le difficoltà del Comune e del Parco in questi ultimi anni a effettuare il sevizio battitura, pur sostenuto nelle linee essenziali, era ovviamente dovuto alle notevoli difficoltà di bilancio che la spending review ha imposto alle PP.AA. La soluzione percorsa dal Parco è stata quindi di inserire nel bando il servizio, in modo da selezionare un gestore in grado di farlo, oltre che naturalmente interessato.

UNA GESTIONE SOSTENIBILE DEL RIFUGIO

In questo modo il Parco riteneva e ritiene tuttora che il servizio debba essere lo spunto per una gestione sostenibile del Rifugio e un servizio dedicato alla clientela fissa e occasionale dello stesso: una maggior garanzia di efficacia ed efficienza piuttosto che proseguire a pensare che possano essere fondi pubblici (oggi non più disponibili) a sostenere l'attività.

SPUNTI, SUGGERIMENTI E COLLABORAZIONI

Chiudiamo dicendo che ben vengano spunti suggerimenti e collaborazioni da parte degli appassionati: questo vale per i fondisti, ma anche per gli escursionisti, per chi va in mountain bike o pratica il turismo equestre e così via.

Infine sarà opportuno un ragionamento circa pista da fondo in senso vero e proprio e tracciati battuti. Questi ultimi sono solo dei percorsi, lungo piste forestali, sui quali la neve viene battuta x permettere l'attività escursionistica: con le ciaspole, con gli sci da fondo o da fondoescursionismo ecc. Le piste vere e proprie sono omologate e devono rispettare standard di sicurezza per la pratica sportiva. Un impianto di questo genere è previsto nei dintorni del nuovo Rifugio e speriamo di conseguire presto un finanziamento specifico per realizzarlo. In futuro comunque occorrerà pensare, come nella maggior parte dei comprensori fondistici, che un servizio affidabile non può essere del tutto gratis e che pertanto, eventuali piste dovrebbero prevedere il pagamento di un piccolo pass.

PDP

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