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Calcio | 02 aprile 2021, 00:01

TANTI AUGURI A... Daniele Canepa

L'ex portiere di Pontedecimo, Fulgor, Castellese, Mignanego e Ronchese oggi compie gli anni (40 tondi tondi) e risponde alle 10 domande

TANTI AUGURI A... Daniele Canepa

Ciao, 10 domande per il giorno del tuo compleanno 2 aprile per www.settimanasport.com

1 – Tanti auguri, come festeggi oggi ?

Grazie, sono 40, mi sembra incredibile! Di questi tempi, la tua domanda è posta in modo pericoloso... Ti rispondo raccontandoti una scenetta a cui abbiamo assistito qualche settimana fa in pasticceria con mia moglie: “Vorrei una torta da otto persone…. Ehm, siamo in 4 eh, ma mangiamo per otto.” Pensa a quali punti ci stanno facendo arrivare…

2 – Emergenza Coronavirus: come la stai vivendo sia personalmente che calcisticamente?

A livello individuale è stato un anno felice. Quasi un anno fa è nato il nostro primo bellissimo bambino; con lui e mia moglie abbiamo traslocato in un bell’appartamento e con il lavoro, nonostante le perdite, ho comunque tenuto botta: un record per un lavoratore autonomo quale sono. Ho anche trovato il tempo di scrivere un libro in cui parlo di calcio, ma da un punto di vista insolito. A mio modo di vedere, però, la felicità personale non può essere scissa da quella collettiva e quindi la situazione mi preoccupa molto, specialmente per quanto riguarda i giovani dai 35 anni in giù, di cui quasi nessuno parla se non per demonizzarli o dargli degli egoisti per il semplice fatto che aspirino a fare le poche cose che ancora ci mantengono umani: vedersi, socializzare, avere un lavoro degno e, per esempio, giocare a calcio o fare sport - questi ultimi, peraltro, antidoti fortissimi per rimanere in salute.

3 – La stagione 20/21 per voi va in archivio: ti aspettavi andasse a finire così e cosa farai senza calcio?

Partiamo da due premesse. Primo, il rispetto per tutti coloro che in questo periodo hanno avuto un decesso in famiglia - la mia famiglia ne ha avuti due quest’anno - qualunque sia stata la causa di morte. Secondo, riconosco che per chi prende delle decisioni sia difficile capire cosa fare. Detto ciò, mi chiedo se, anche alla luce degli attuali dati, il concetto di salute non sia un tantino più ampio di come viene trattato al momento. Quindi, no, non mi aspettavo finisse così e mi auguro che si cambi direzione per far sì che questo sia stato un caso isolato: mens sana in corpore sano vorrà ancora dire qualcosa o valeva solo per gli antichi Romani? Per quel che mi riguarda, non giocando né allenando al momento, l’impatto sul mio rapporto con il calcio è stato limitato.

4 – Il ricordo più bello che hai della tua carriera calcistica: un gol, una partita, un episodio?

Oltre all’esordio a 18 anni in Eccellenza in un Pontedecimo-Vado con un Grondona gremito, direi ogni partita giocata in casa a Ronco nella gloriosa Ronchese e un Sestri 2003-Campese del 2006 in cui parai tutto; una di quelle giornate di grazia che anche un onesto mestierante come me ogni tanto aveva. A fine partita, con il compianto Giorgio Margiotta ci abbracciammo talmente forte che gli procurai una piccola incrinatura a una costola. Me lo disse soltanto qualche giorno dopo, ma mi disse anche che non gli importava perché ero stato un grande, avevamo vinto e la gioia superava il dolore!

5 – La persona con cui ti sei trovato meglio sia in campo che fuori?

Sono molto amico di Diego Arbore, con cui ho giocato nelle giovanili nel Pontex dei tempi d’oro. Ho un gran ricordo dei compagni a Ronco: eravamo giovani, nessuno si sentiva un fenomeno, si scherzava quando si poteva e ci si allenava bene quando si doveva. Strinsi una bella amicizia con Cantoni, Ugolotti e Tedesco, con cui mi sento ancora. Al Sestri 2003 ho passato come spogliatoio l’anno più bello, con ragazzi più grandi di me - Giacalone, Profumo, Puppo, i Mongiardino, Bruzzone, Lembo e tutti gli altri - che mi accolsero come un fratello minore: voglio molto bene a tutti e non vedo l’ora che riaprano le pizzerie alla sera per una cena con loro.

6 – Cosa cambieresti nel calcio dilettantistico per renderlo migliore?

Sono fuori da un paio di anni e quindi, più che di ciò che non va, vorrei parlare di ciò che mi è sempre piaciuto dell’ambiente, ovvero il fatto che, con pregi e difetti, è una comunità. E mi sembra che mai come in questo momento in cui siamo stati costretti a restare separati e distanziati sia importante per le persone sentirsi parte di un gruppo. Senza voler adulare, anche la vostra rivista ha un grosso merito nel tenere vivo questo senso di comunità ed è ammirevole che stiate andando avanti con coraggio nonostante le oggettive difficoltà.

7 – Che cosa è il calcio per te?

Un’impareggiabile palestra di vita che ti insegna a condividere degli obiettivi sia con coloro con cui vai d’accordo sia con coloro con cui non vai d’accordo - per fortuna a questa categoria sono appartenute pochissime persone nel mio caso. Uno spogliatoio di una squadra dilettantistica è un microcosmo della società e delle sue dinamiche.

8 – Cantante e/o canzone preferita?

La lista è infinita. Dovendo scegliere, dico Freddie Mercury e “Fearless”, dei Pink Floyd, che si chiude con il coro di “You’ll Never Walk Alone”. Canzone meravigliosa, e anche molto efficace per far addormentare il bambino alla sera…

9 – Piatto preferito?

Potrei mangiare gnocchi al pesto per giorni senza stancarmi. Appena però le limitazioni alle nostre libertà finiranno - spero presto - non vedo l’ora di mangiare i carciofi alla giudia - mia moglie è romana - in un ristorantino di Trastevere dove andiamo spesso con i miei suoceri e mio cognato quando scendiamo nella capitale.

10- La vacanza dei tuoi sogni: dimmi un posto dove sei già stato o dove ti piacerebbe andare.

L’Inghilterra, dove sono stato credo almeno 30 volte, è sempre nel mio cuore. Mi piacerebbe visitare l’Argentina un giorno. Però penso che siamo anche tanto fortunati a vivere in un posto come la Liguria, una regione unica al mondo per clima, bellezza dei posti e storia… E anche per le persone: siamo molto meglio di come ci piace apparire 😉

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