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Altri sport | 29 maggio 2021, 09:28

UISP in campo per i Global Goals Onu

Il comunicato ufficiale

UISP in campo per i Global Goals Onu

Lo sport sociale e per tutti Uisp in campo per i Global Goals Onu

 

Si è svolta on line venerdì 28 maggio la presentazione del Rapporto su Terzo Settore e Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2021, realizzato dal Forum nazionale del terzo settore. E' intervenuto anche Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp, che ha partecipato con un suo contributo alla stesura del rapporto. 

Pesce è intervenuto in merito all'Obiettivo 11 - Città e comunità sostenibili: rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili. Ecco l'intervista pubblicata nel Rapporto 2021.

Leggendo i dati sopra riportati, quali commenti e spunti ne trae?
Nell’obiettivo 11 rileviamo l’impegno trasversale di tutte le reti sociali appartenenti al Forum Nazionale del Terzo Settore. L’Uisp, in particolare, già nel 2017 aveva intitolato il proprio Congresso “Periferie al centro: il movimento generattivo”: in quella occasione creammo un filo conduttore per l’indirizzo dell’azione associativa, valorizzando riflessioni e scelte in rapporto diretto con l’Agenda2030. Si tratta di un orizzonte ambizioso e non scontato, nonostante la nostra tensione etica, culturale, politica e sociale a interpretare la pratica sportiva e motoria come un vero e proprio diritto di cittadinanza per tutte le persone, capace di declinare percorsi di promozione del capitale sociale che l’Uisp rappresenta, e di costruire sane relazioni attraverso corretti stili di vita. E’ la stessa Agenda2030 a riconoscere allo sport il ruolo di attore importante per lo sviluppo sostenibile, affermando che lo sport è motore per la realizzazione dello sviluppo e della pace attraverso la promozione di tolleranza e rispetto. Questa è la dimensione dello sport che ci è più congeniale, quella più coerente con la nostra storia e che ci ha portati a tenere alto il confronto con i rappresentanti del sistema sportivo del nostro Paese, perché sia sempre più in linea con questa visione. Dobbiamo immaginare cambiamenti strutturali della realtà che abbiamo di fronte, per costruire concreti presidi sociali in cui i cittadini possano esercitare i propri diritti in una dimensione sociale di uguaglianza. Viviamo in un mondo profondamente urbanizzato, in un quadro che rischia di scavare un solco sempre più netto tra centro e periferia, ciò produce disgregazione dei legami sociali, nuove solitudini e marginalità. L’Uisp, all’interno di questo processo, sente forte il richiamo della propria responsabilità sociale, come tratto specifico ed identitario della sua mission, e reagisce incoraggiando il territorio e la propria rete associativa all’elaborazione di azioni progettuali che siano veri strumenti di rivendicazione di quel diritto ad una rigenerazione dei luoghi, al capovolgimento del rapporto tra centro e periferia. Per fare questo dobbiamo stringere rapporti sempre più forti all’interno del Forum del Terzo Settore e lavorare trasversalmente. Ovviamente la Uisp lo farà partendo dalle proprie specificità, dallo sport per tutti come diritto di cittadinanza. E’ necessario mettere i luoghi delle periferie e dei centri urbani sempre più in collegamento, per favorire il benessere delle persone e dei cittadini di ogni età.

Quali azioni mettere in campo per sostenere gli enti di Terzo settore e realizzare l’obiettivo 11 nelle comunità?
Le amministrazioni pubbliche dovrebbero dotarsi di percorsi e strumenti di monitoraggio, verifica ed analisi degli spazi urbani e quindi di programmazione dello sviluppo sostenibile delle città. In secondo luogo, le amministrazioni dovrebbero procedere ad una mappatura delle varie forme in cui sono organizzati i cittadini nel proprio territorio, per conoscere quali siano le reti, le competenze, i saperi formali e informali, e possano quindi costruire delle azioni progettuali partecipate. Occorre, inoltre, che le istituzioni pubbliche legittimino i soggetti di Terzo settore nei ruoli della co-programmazione e co-progettazione, partendo dalle grandi opportunità che la riforma legislativa e il codice del Terzo settore hanno loro attribuito in questo ambito. Ovviamente, devono ricevere legittimazione le realtà che rispondono a requisiti di competenza e soprattutto di credibilità e reputazione, per valorizzare l’assunzione di responsabilità di tutti i soggetti coinvolti, con l’obiettivo di fare il bene della comunità e di produrre effetti innovativi sul modello amministrativo. Queste innovazioni di modello potranno moltiplicare le risorse disponibili, umane ed economiche e generarne sempre nuove. Dovranno, inoltre, essere allocate risorse per la formazione sul valore strategico del rapporto sussidiario fra politiche pubbliche e Terzo settore: crediamo, infatti, che investire in percorsi di progettazione condivisa serva per qualificare gli operatori e le organizzazioni di Terzo settore, ma anche l’amministrazione pubblica, su un approccio di presa in carico dei beni comuni. E’ importante, quindi, investire le giuste risorse per rafforzare questa grandissima infrastrutturazione sociale del nostro Paese, con uno sguardo lungo che deve guardare alla ripartenza nel post pandemia e che possa, in tempi ragionevoli, portare le nostre comunità a superare gli effetti devastanti dell’emergenza sanitaria”.

Cosa succederebbe se sparissero gli enti di Terzo settore?
Il principio di sussidiarietà orizzontale inserito nella Costituzione cambia alla radice il rapporto fra amministrazioni pubbliche e cittadini: con la riforma legislativa del Terzo settore i temi della co-programmazione e della co-progettazione delle politiche pubbliche mettono il Terzo settore di fronte a un necessario salto di qualità. La sussidiarietà orizzontale, infatti, prenderà forma se verrà rafforzata una vera e propria alleanza, attraverso cui i cittadini diventino soggetti corresponsabili nella definizione delle politiche di interesse generale. L’applicazione di questo principio può creare un modello di amministrazione condivisa tra società civile e istituzioni, con la quale alimentare nuovi processi di relazione tra tutti i portatori di interessi, di competenze e di conoscenze. Sono esperienze che sfociano in veri e propri Patti di collaborazione, ne abbiamo visti attivarsi nel tempo in tutto il Paese, pratiche che trasformano luoghi abbandonati, immobili in disuso, vecchi spazi industriali dismessi, in veri percorsi di rigenerazione sociale, prima ancora che urbana. Nella nostra associazione abbiamo decine di esempi di azioni che diventano buone pratiche e che sono replicabili in tutto il territorio nazionale, ed altrettante ne possiamo trovare nelle organizzazioni del Forum Nazionale del Terzo Settore: realtà che, in questo loro ruolo sussidiario, si impegnano ogni giorno per migliorare, a volte proprio per garantire, l’accessibilità urbana e la fruizione della città a tutti i cittadini, o che sensibilizzano le comunità sulla riduzione dell’impatto ambientale delle città, promuovono sani stili di vita e mobilità sostenibile. Non avere più a disposizione questo grande capitale sociale provocherebbe un impoverimento delle nostre comunità, con il conseguente rischio di degrado urbano ed un crescente sentimento di paura e insicurezza all’interno delle città. Invece, se affidate alle comunità, ai cittadini che in quei luoghi vivono e agiscono, la cura e la rigenerazione dei luoghi producono processi importantissimi dal punto di vista della promozione di relazioni e di percorsi di inclusione e partecipazione.

Report scaricabile qui

LB

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