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Eccellenza | 04 giugno 2021, 11:59

ECCELLENZA/LE MAGNIFICHE 4 - Alla scoperta dei mister: Beppe Maisano

A pochi giorni dalle semifinali, intervistiamo gli allenatori di Cairese, Finale, Genova e Ligorna. Oggi concludiamo con il mister biancorosso...

ECCELLENZA/LE MAGNIFICHE 4 - Alla scoperta dei mister: Beppe Maisano

Chiudiamo l'interessante viaggio nelle vite dei quattro allenatori semifinalisti dell'Eccellenza ligure con questa "breve" intervista a Beppe Maisano, tecnico della Genova Calcio...

Beppe nasce a Genova il 14-11-1954...

La sua carriera da giocatore non è da record:

"Ho fatto poco e niente, ma con grande divertimento e passione..."

Quella da allenatore è invece un continuo crescendo:

"Nasco come mister del settore giovanile e faccio tutte le categorie dei giovani e poi la scalata a tutte le categorie dei dilettanti. Per fortuna allora non c’erano corsi ad invito per cui il patentino l'ho preso essendo promosso dalla terza alla seconda, dalla seconda in prima. Ho avuto la fortuna di poter vivere esperienze sportive in molte società gloriose del panorama ligure pur partendo da una piccola società di amici, il Cffs Sampierdarena, solo il nome faceva ridere molti, che mi deridevano citando il film "FF.SS. cioè che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?"... Compreso il mitico presidente Felice Giro della Rivarolese... Ne sono passati di anni e quanti si sono dovuti ricredere".

Partiamo da oggi, in una situazione molto particolare, con un format studiato esclusivamente per il momento storico che viviamo, la tua Genova Calcio è fra le prime 4 dell’Eccellenza ligure. Emozioni? Sensazioni?

"Emozioni fortissime a prescindere da comunque vada e soprattutto da come sta andando. Emozioni fortissime a vedere il mio presidente e gli altri dirigenti fondatori della Genova Calcio piangere e tornare a sorridere e a parlare finalmente di calcio grazie a, come direbbe il mio amico Buttu, questa banda di ragazzotti. Ho lasciato la Genova Calcio ad un punto dai playoff e oggi insieme a loro dopo un periodo difficile proviamo a riportare questa società a prescindere dai piazzamenti all'onore delle cronache durante un periodo difficilissimo a causa della pandemia sanitaria, sociale e d economica".

"Sensazioni? Meravigliose, come aver dimostrato con la società e gli attori principali, i miei calciatori, che anche con un budget limitato si può stare almeno intorno, magari anche da spettatori o da camerieri, al tavolo di lor signori. Meravigliose perché come lo scorso anno a Cairo alcuni soloni più o meno attendibili ci davano morti prima di iniziare e ora, ops, qualcuno è dentro e qualcuno è fuori. Sensazioni? Stupende a vedere felici, contenti e crescere questi giovani calciatori e vedere felici i pochi e più anziani che sono ritornati all’onore delle cronache divertendosi e aiutando i compagni a crescere".

Lo avevi quasi presagito, che il girone A si sarebbe “ribellato” rispetto al girone B dato per più competitivo… E invece 3 su 4 arrivano proprio da Ponente…

"Il girone del Ponente non si è ribellato, il girone del Ponente come quello del Levante ha realtà importanti, storie di società e di calciatori da sempre che hanno scritto pagine di storia nel calcio ligure. Certo che chi conosce poco la storia del calcio ligure e forse la storia del nostro paese difficilmente può sapere e dare valore al lavoro quotidiano, alle idee, al famoso e tanto sbandierato Made in Italy anche del calcio che va oltre i ricchi budget e l’arroganza di certi signori coadiuvati spesso da chi purtroppo del loro denaro deve e a volte vuole vivere".

Sfiderete il Ligorna, dato già in D da settembre praticamente. Immagino che gli stimoli non mancheranno… Davide che sfida Golia, ci può stare la metafora?

"No, noi possiamo dire che non siamo e ci interessa poco essere Davide o Don Chisciotte, noi ci misuriamo con una grande società storica del panorama calcistico genovese che da ormai molti anni e non solo questo anno è tornata all’onore delle cronache sportive grazie ad investimenti e programmi importanti con alla guida tecnica una allenatore, preparato, competente con da sempre una voglia di vincere pazzesca e che sa trasmettere emozioni. Conosciamo i loro valori tecnici e umani e ci misureremo con loro in queste due partite con la nostra e le nostre forze come tutte le squadre che ho allenato fino ad oggi. Comunque siamo onorati e ci servirà in futuro tantissimo avere avuto l’occasione di affrontare in questo “ torneo” due squadre come la Fezzanese e il Ligorna in un tabellone per noi forse proibitivo".

Parliamo del momento storico che viviamo, pensi che il Covid con annessi e connessi avrà cambiato per sempre le nostre abitudini quotidiane negli affetti, nelle amicizie, sul lavoro e sul campo da calcio?

"A febbraio dello scorso anno ti dissi che pensavo che ci avrebbe cambiato e purtroppo ci avrebbe cambiato moltissimo, vedremo tra qualche anno se saremo stati capaci come i nostri genitori nel periodo del dopoguerra e della dittatura che ha governato questo paese in quegli anni tristi e difficili per molti. Oppure se saremo i soliti “italioti” come succede spesso in questi ultimi decenni che vogliono solo vivere di aiuti da terzi e non investono su un futuro migliore e più equo per tutte le fasce sociali e per i nostri figli e io potrei ormai dire per i nostri nipoti, questo anche e non solo nel mondo dello sport. Troppi si sono soffermati inizialmente sui danni economici creati dalla pandemia e non sui risvolti anche psicologici che stiamo subendo in questo momento. Un altro motivo per essere vivi in tutti i sensi, non esiste vaccino che ti dia la voglia di essere partecipe, creativo, onesto, di creare insieme agli altri un futuro ricco di emozioni, di chance e non disastri e iniquità".

Nel nostro recente sondaggio, sei stato a furor di popolo indicato come il miglior allenatore del calcio ligure del trentennio… Dietro di te, con quasi la metà dei tuoi voti, proprio Monteforte il tuo avversario di domenica. Un commento alle votazioni dei nostri oltre 500 lettori votanti e sulla sfida con Luca…

"Ringrazio chi mi ha votato e soprattutto sono contento che tra questi ci siano molti giovani colleghi e molti mister, calciatori e dirigenti con cui sul campo ci siamo trovati da avversari in magnifiche sfide in questi anni e da cui non mi sarei sempre aspettato un riconoscimento di questo tipo. Rispetto ai miei colleghi credo che mi piacerebbe condividere con molti di loro questo premio e questo riconoscimento con una “panchina allargata e condivisa”  in quanto insieme abbiamo condiviso l’amore per questo sport, la gioi di insegnare calcio e il piacere di confrontarci e scontrarci. Rispetto ai colleghi che come me sono riusciti ad arrivare alle semifinali per sdrammatizzare un po’ vorrei dire che con Monteforte che per me oltre che un collega è un caro amico con cui condivido passioni ed emozioni ben al di là dl calcio, vorrei fare un viaggio a Cuba per mille motivi che ora non racconto organizzato nei particolari dai nostri figli e in particolare dal mio amico Nicolas Monteforte detto ”la bestia" esperto in tour internazionali. Con Buttu, grande sognatore e uomo sanguigno, una cena nella sua terra la Sardegna che lui ama moltissimo e che mi potrebbe fare conoscere in particolari a me sconosciuti.  A mister Benzi con cui non ho cose da condividere extra calcio auguro di portare al più presto i colori gialloblu che mi sono rimasti nel cuore in serie D, continuando il lavoro che mister Solari e poi solo per pochi mesi anche io abbiamo portato avanti con un gruppo di ragazzi meravigliosi e con dirigenti e tifosi fantastici. Lo dico dall’inizio, attenti alla Cairese".

Sei sempre andato controcorrente, sei uno dei più “anziani” dei tecnici liguri ma sicuramente il più combattivo. Buttu nella nostra intervista ha detto che ormai ha raggiunto un’età in cui non si sente di combattere contro i mulini a vento. Tu invece puoi definirti un eterno Don Chisciotte?

"Io conosco e ammiro Don Chisciotte ma non mi ci ritrovo e ti chiederei di non avvicinarmi, scusa, nella mia vita sportiva, affettiva e lavorativa a quella figura così come è vissuta e conosciuta superficialmente dai più. Io credo che certe cose si possano cambiare, che si debba lottare perché certi valori vengano affermati. Non vado controcorrente, seguo e vivo dentro una corrente se vuoi minoritaria a volte per la paura di molti di esprimere le proprie idee e perché molti hanno timore di quello che può succedere se non ti allinei con le idee dominanti e con i poteri forti. Purtroppo, spesso siamo capaci solo di andare ai funerali o di celebrare omelie anche laiche sempre e solo dopo, magari dicendo si poteva fare, si poteva dire, e meno capaci di vivere durante". 

Rimanendo sempre all’intervista di Buttu, non ha nascosto di essersi emozionato per il primo gol in Eccellenza del figlio non ancora diciottenne. Anche tu hai avuto e hai il figlio in squadra. C’è ancora spazio per questo tipo di emozioni nel calcio, o sono sempre più rare?

"Guarda in casa nostra le emozioni tra padre e figlio ne abbiamo forti e tante ma sempre vissute prevalentemente al di fuori del calcio per fortuna, mi sono emozionato di più a vederlo laureato, a trovarsi un lavoro e a spiccare il volo fuori di casa, a scoprire il mondo con nuovi viaggi. Anche se pur non avendo il piedino del figlio del mister Buttu di goal importanti ne ha fatti in particolare in serie D ne ricordo alcuni importanti per i risultati di allora con la Sestrese nei due derby con il Savona e con la Lavagnese, come dice lui che sicuramente sa parlare, quando la panchina si fa calda in famiglia qualcuno si deve dare da fare".

Come consideri la riapertura al pubblico delle partite di giovanili e dilettanti? Da un certo punto di vista non erano forse meglio le porte chiuse?

"Le porte chiuse non sono mai meglio, un po’ come le frontiere chiuse. Non mi ritrovo nella parola chiuse. Non è chiudendoci che risolviamo i problemi. In questo caso specifico direi che sarebbe meglio aprire servizi di sanità pubblica, di aprire ospedali efficienti e sicuri, avere trasporti adeguati e scuole dove i giovani possano vivere l’istruzione pubblica e la loro formazione in maniera diversa. In questo periodo è stato giusto e sarà giusto avere precauzioni, atteggiamenti positivi di fronte ad una pandemia mondiale che molti hanno sottovalutato. Poi come si può pensare ad un evento senza la presenza del pubblico e senza la partecipazione degli addetti ai lavori, un po’ come questo torneo che un campionato non è sicuramente".

Chiedo anche a te se hai avuto un modello di allenatore che hai seguito nei professionisti e nei dilettanti… Se c’è un collega dei giorni nostri che stimi particolarmente… E se mi puoi dire il giocatore più forte che hai allenato… e un giovane di oggi per cui intravedi una buona “carriera”

"Questa è una domanda ricorrente e a volte ormai diventa anche un po’ monotona nel mio caso. Cercherò comunque di risponderti. I miei modelli e anche i miei confidenti e amici del passato sono stati soprattutto Tanganelli e Pinceti tra i mister e tra i direttori Galeone, Bodrato, Seghezza e Panico. Tutti questi mi hanno aiutato a crescere in questi anni. 

Nei professionisti ci sono risposte diverse a volte mi ha affascinato il gioco, a volte la persona, a volte la modalità di conduzione del gruppo, a volte le emozioni che mi hanno trasmesso da tifoso. Tutti molto diversi ma tutti amanti di questo magnifico sport. Rocco, Mazzone, Bernardini, Castagner, Boskov, Cruyff, Zeman, Sacchi, Klopp, Guardiola, Bagnoli. E poi il mitico Bielsa che mi fa impazzire per mille motivi.

Nei dilettanti ci sono moltissimi allenatori che stimo e con cui ho anche un rapporto che va oltre il calcio ne cito alcuni tra i più esperti Mariani, Poggi, Pertusi, Oneto, Pirovano, Schiazza, Caverzan, Dagnino. 

Inoltre mi emoziono per il percorso che hanno fatto e che spero faranno, percorrendo il sogno di tutti noi dilettanti, Oneto, Gervasi, Piccarreta, Brunello, ironia della sorte e quanto ti fa capire a volte quanto siamo indietro, tutti questi che ora sono dei top sono stati per molto tempo poco considerati e a volte scartati da chi gestiva la danza.

Giocatori forti ho avuto la fortuna di allenarne tantissimi se no non sarei cresciuto e non avrei fatto questo percorso, non scordiamoci mai che in campo vanno loro, quando dico forti dico anche quelli di spessore umano e non solo tecnico anche in terza, seconda, prima, promozione ed eccellenza non solo in D.

Il piu famoso in quanto è sorto ad onore delle cronache dopo essere stato alla Sestrese è Sebastian Grazzini. Ma sul finire della loro carriera devo citare due genovesi come Barozzi e Profumo. Tra i tanti che avrei voluto allenare direi Pilleddu, con le nostre teste avremmo buttato giù tanti muri. Di fare la cassandra in merito ai giovani mister o ai giovani calciatori non me la sento".

In futuro, ti vedi sempre sul campo o anche con qualche ruolo dirigenziale? E se tra qualche tempo lo avessi, quali sono le prime cose che cambieresti nel mondo del calcio dilettanti?

"Per ora mi vedo sempre su un campo di calcio poi si vedrà, ormai sto intravedendo lo striscione con la parola “Traguardo“. In tante parti della mia vita per cui anche nel calcio. Ti ricordo che ho già fatto esperienze dirigenziali nella mia vita sportiva e non solo nel calcio, ma tutto questo è stato agevolato in quanto e non come nel calcio ho una lunga e grande esperienza che mi deriva dal mio lavoro passato".

Cos è il calcio per te… E quali sono la più grande gioia e la più grande delusione che ti ha dato?

"Per me il calcio è una vita parallela che insieme ai miei affetti, alle mie esperienze di vita , ai miei percorsi formativi e lavorativi, mi ha permesso di crescere , di vivere emozioni , di crescere, di superare limiti, di combattere ansie, di conoscere nuove idee, nuove persone e di affermarmi in un mondo non facile. A tutto questo mi ha iniziato la storia della mia famiglia paterna e mio padre da sempre vicino al calcio con ruoli sempre diversi sino all’ultimo giorno della sua vita, non posso dimenticare che mio padre è mancato su un campo di calcio in tarda età vedendo vincere la sua squadra del cuore. In poche parole sono stato cresciuto anche e non solo per fortuna “a pane e calcio”.

La più grande gioia e avere nel calcio moltissimi e veri amici tra calciatori, dirigenti, allenatori e addetti ai lavori, la più grande delusione di non essere stato soggetto capace di fermare o arginare la deriva di illegalità sempre più presente in questa parte di mondo. Se dopo tanti anni sono ancora qui e ho voglia di fare cose vuol dire che la bilancia pende sicuramente dalla parte delle gioie".




Hai iniziato presto ad allenare… Quanto conta essere stato un buon calciatore a buoni livelli per diventare un buon allenatore…. Tanto, poco o nulla?

"Tantissimo se si è in grado di comprendere che sono due ruoli molto diversi e se vuoi due “mestieri “diversi, come potrebbe non essere importante tutto il bagaglio di esperienze che ti porti dietro, avendo giocato ad un buon livello e avendo avuto occasione di conoscere ottimi allenatori o compagni di avventura che ti potevano tramettere nuove conoscenze. Comunque servono anche altre informazioni, conoscenze, esperienze che non si acquisiscono solo giocando al calcio.

Se vuoi parlando della mia “storia” le esperienze di vita, le esperienze di lavoro, la curiosità, la voglia di emergere, le grandi amicizie con giocatori e direttori storici che mi hanno trasmesso sensazioni, emozioni ed esperienze che non avevo potuto vivere mi hanno permesso di superare il gap con altri colleghi. Questa storia dice che ci si può riuscire ma non dice e non vuol dire che non sia importantissimo anche se non basta essere stato un buon calciatore (poi ci sarebbe da discutere su cosa vuol dire “buon giocatore” e “buon allenatore”)...".

PAOLO DELLEPIANE

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