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RUGBY | 02 maggio 2019, 00:57

Rugby, storia, filosofia, cultura

Salvatore Vassallo, una vita dedicata al Rugby

Rugby, storia, filosofia, cultura

Buongiorno Salvatore, tu sei un giocatore di rugby old e anche un arbitro di questo affascinante sport, ci spieghi come è possibile nella tua disciplina essere giocatori e anche arbitri?

Buongiorno a tutti, si in effetti sono un giocatore di Rugby Old, perchè nel gioco della palla ovale si può calcare i campi, a livello nazionale, fino ai 42 anni, poi si può continuare la carriera a livello Old sui campi cittadini confrontandosi con squadre di Pari età, nella fattispecie la squadra in cui ancora milito si chiama "I Cavalieri di San Giorgio". Recentemente siamo stati in Inghilterra ospiti di una squadra, il "Farm", per loro fortuna nella terra di Albione non ci sono limiti di età, ed un rugbista può giocare finchè il fisico glielo permette. In effetti sono anche arbitro, ho svolto questo ruolo anche in Eccellenza e alle spalle ho tre incontri internazionali, tre Italia - Francia giocati in Liguria. Gli arbitri possono essere impegnati a livello nazionale fino ai 55 anni e se non si è tesserati come giocatori, come nel mio caso, si può arbitrare. In questo momento sono impegnato come arbitro regionale.

Bene Salvatore, questo spaccato su di te, molto interessante, ma qualche tempo fa mi raccontasti delle radici del rugby, dei suoi albori, lo racconti anche ai nostri lettori?

In un tempo passato, il rugby, anzi il gioco con la palla ovale, non era ancora regolamentato, non esistevano recinzioni ne limiti di vastità per delimitare il terreno di gioco, succedeva che si sfidassero, contee, cittadine, quartieri, vinceva chi portava la palla al di là del terreno avversario, e molte volte si risolvevano così dispute che altrimenti avrebbero causato conflitti. Oggi come allora alla fine della gara è uso e costume praticare il Terzo Tempo, mettendo le gambe sotto il tavolo, godendo del cibo e della birra, situazione in cui le due fazioni, oggi squadre, vengono a contatto conoscendosi in una sorta di fratellanza sportiva. In questo contesto di convivialità ci si raccontano gesta eroiche e nascono le leggende...

Una di queste leggende narra che William Webb Ellis, uno studente della cittadina di Rugby nella contea di Warwickshire, nelle Midlands occidentali, sul fiume Avon l'invenzione dell'omonimo gioco: nel 1823, in occasione di una partita di football giocato con regole ancora non standardizzate, William Webb Ellis raccolse la palla con le mani e iniziò a correre verso la linea di fondo campo avversaria per poi schiacciarla oltre la linea di fondo campo. Questo gesto stupì ed incuriosì molte persone, che iniziarono a praticare questo "sport". In ricordo di questo gesto è tuttora presente una statua di bronzo, in onore di Ellis, davanti alla scuola dove è stato "inventato" il grande sport del rugby. (ndr)

Allora Salvatore, quando avvenne la netta separazione tra football e rugby?

La data è 1863, ci fu una vera a propria scissione tra chi calciava la palla e chi la giocava con le mani, si differenziarono anche le divise utilizzate, strisce verticali per il calcio, orizzontali per il rugby.

A proposito del terzo tempo come nasce questa usanza, forse per stemperare gli animi dopo la contesa del campo? Ed è vero che le partite, agli albori di questo sport, venivano giocate in vece di veri e propri scontri per dipanare situazioni politiche o personali, di una certa importanza?

Sì, in effetti con dei match con la palla ovale, venivano risolte delle dispute su proprietà di terreni, su l'esercizio di servitù (per esempio passaggio di un carro su proprietà altrui), su quanti cavalli selvaggi si potevano catturare, insomma su questioni che, se non risolte, potevano portare a spiacevoli faide. proprio in questi casi veniva poi celebrato un terzo tempo, dove si sviluppavano i rapporti tra le due fazioni, ed a volte, addirittura, nascevano amori e figli.

Torniamo al 1863, alla scissione tra calciatori e giocatori con le mani, c'è un detto che divide in classi i due sport, ci puoi raccontare qualcosa?

C'è un detto che racconta che il rugby è uno sport da bestie giocato da gentiluomini, e il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie, è una leggenda ma c'è un fondo di verità

Nella ricerca che facciamo ogni volta che scriviamo, abbiamo trovato qualcosa di interessante che conferma la leggenda di cui parla il nostro amico Salvatore: In origine il termine inglese football, contrariamente a quello che si pensa, non indicava necessariamente giochi in cui era previsto calciare il pallone, ma tutti quelli praticati dagli artigiani e dai contadini "a piedi" (to play at ball on foot, da cui il sostantivo moderno football), diversamente dai nobili che utilizzavano i cavalli per raggiungere i campi in cui svolgere propri passatempi. (ndr)

C'è dietro al rugby una filosofia? Guadagnate campo in avanti passandovi la palla indietro, può sembrare strano a chi non conosce bene il tuo sport, c'è un qualcosa di filosofico in tutto ciò? e se c'è, ce lo racconti.

Come giocatore ti dico che nessuno deve rimanere indietro, che tutti debbono avere la possibilità di arrivare avanti, forse sì, c'è una filosofia che induce il gioco ad essere onorevole, coinvolgente, ognuno deve avere il diritto-dovere di conquistarsi il suo pezzetto di terra con coraggio e lealtà, fino alla conquista totale che si ha andando in meta.

Il rugby in Italia, perchè continuiamo a collezionare "mestoli di legno"?

Il problema è che ai vertici della palla ovale italiana non interessa investire sul 6 Nazioni, è per questo che continuiamo a collezionare un "premio" per chi viene sempre sconfitto, per lo più la partecipazione a questo prestigioso torneo viene fatta per permettere ai club di partecipare alle manifestazioni come la Super 14, dove invece spesso fanno bella figura.

Bene Salvatore, grazie per il tempo che ci hai concesso, è stato interessante conoscere un po' più a fondo lo sport che pratichi.

Grazie a voi, è stato un piacere anche per me.

 

 

Marco Martini

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