Per uno sportivo è sempre un duro colpo dover lasciare l’attività agonistica. Appendere gli scarpini per un calciatore o la racchetta per un tennista non è facile, ma se si parla di un pugile è molto peggio. Il pugilato non è un semplice sport, ma uno stile di vita; anzi, come Ciro spiega nella sua intervista è qualcosa di più: una filosofia di vita.
Dopo due anni di inattività e dopo aver calcato i ring di Genova, Parma e Roma Ciro Silvestri Ciano torna, ma questa volta lo fa in veste di allenatore. Riparte da Sestri ponente, dalla palestra Gold & Blue di Roberto Semino e collaborerà con il progetto del maestro di arti marziali Riccardo Baucia di allestire una vera e propria scuola di sport da combattimento.
Ciro, cosa è per te il pugilato?
“Il pugilato per me è una filosofia di vita; non ho smesso un giorno di essere pugile anche dopo quando ho finito di combattere. Io associo sempre la vita di tutti i giorni alla boxe. La vita è dura e bisogna sempre migliorarsi, proprio come nel pugilato. C’è una frase che dice che un pugile non importa quante volte cade al tappeto ma quanto ci mette a rialzarsi. Io penso che nel pugilato sia uguale: prendiamo tanti colpi e a volte c’è il colpo che fa più male, ma ti devi tirare su subito perché devi continuare a combattere. Come nella vita. L’avversario più pericoloso, il primo con cui bisogna fare i conti sei te stesso”.
Dopo 15 anni di attività agonistica e oltre 100 incontri come vedi la tua nuova avventura?
“Innanzitutto odio e amo Riccardo Baucia che è maestro di arti marziali (scherza). Io avevo chiuso con il pugilato da due anni e mezzo. Chiuso completamente perché avevo fatto tanti sacrifici, avevo combattuto tanto e mi sentivo arrivato. Inoltre ho vissuto fuori diversi anni e all’apice della mia carriera avevo subito l’infortunio alla spalla. Nel frattempo poi si cresce, c’è la famiglia, il lavoro e aumentano le responsabilità. L’ultimo anno poi non riuscivo più a preparare i match come prima, non a livello tecnico ma più a livello fisico. L’ultimo match è stato contro Moncelli nella semifinale per il titolo italiano. Un avversario che non avevo assolutamente sottovalutato, ma in lui ho visto i famosi occhi della tigre, quelli che io avevo perso. E quindi dopo quell’incontro avevo detto basta del tutto, non andavo neanche più a vedere gli incontri. Poi ho incontrato Riccardo, che odio e amo, che è riuscito a lavorarmi ai fianchi e mi ha convinto a entrare a far parte del suo progetto. In pratica mi ha reso consapevole che io a questo sport posso dare ancora tanto e se te lo dice un maestro che ha dedicato la vita agli sport da combattimento significa tanto. Ha tirato di nuovo fuori quello che è in me. Sono convinto di poter dare tanto a questi ragazzi. Ho delle regole, sono severo, e voglio che i miei ragazzi vadano oltre il dare due pugni al sacco”.
Hai girato tante palestre e tante città. Quale maestro pensi sia l’esempio da portare ai tuoi ragazzi?
“Senza voler mancare di rispetto ai tanti maestri che ho avuto, porto sempre nel cuore Stefano Vagni della Boxe academy il gladiatore. Lo sento sempre e nei momenti difficili sento ancora la sua voce che in romanesco mi incitava a non mollare. Infatti questo corso della Gold & Blue lo chiamerò proprio Boxe academy, dedicato alla palestra di Roma. Da lì viene anche il mio soprannome perché quando ero dilettante vincevo spesso prima del limite e un articolo mi attribuiva il soprannome the king; poi l’approdo nella palestra di Roma dove tutti eravamo i gladiatori ed è uscito the king gladiator. Soprannome che poi mi sono anche tatuato. Per questa occasione ringrazio ancora Roberto Semino, titolare della palestra e Riccardo Baucia responsabile delle arti marziali, per avermi fortemente voluto con loro e per avermi dato la possibilità di far parte del loro progetto. Farò di tutto per ripagare la loro fiducia”.




