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Pubblicazioni | 10 dicembre 2020, 09:48

Paolo Rossi, Eroe dei Mondiali 1982

Quella del Mundial di Spagna 1982 è la storia di riscatto di un gruppo, ma soprattutto di un uomo, Paolo Rossi. Una parabola, la sua, tra gloria, polvere e ancora gloria, che sembra la traiettoria di un eroe, protagonista del romanzo della vita, non solo sportiva.

Paolo Rossi, Eroe dei Mondiali 1982

Quella del Mundial di Spagna 1982 è la storia di riscatto di un gruppo, ma soprattutto di un uomo, Paolo Rossi. Una parabola, la sua, tra gloria, polvere e ancora gloria, che sembra la traiettoria di un eroe, protagonista del romanzo della vita, non solo sportiva.

Un allenatore contestato, solo contro giornali, tv e opinione pubblica. Il re del gol appena uscito dal gorgo del calcioscommesse. Un capitano di quarant’anni tra i pali. Enzo Bearzot, Paolo Rossi, Dino Zoff: dalla polvere alla gloria, il Mundial di Spagna del 1982 segna la loro rivincita. La rivalsa dell’Italia. La tenacia di un gruppo che, isolatosi dal mondo esterno, porta a termine un’impresa sportiva memorabile, ribaltando ogni pronostico. Un cammino cominciato male, tra i veleni, nel girone di qualificazione di Vigo: tre pareggi, nessuna vittoria. Poi il silenzio stampa e il trasferimento a Barcellona: la cavalcata contro Argentina, Brasile e Polonia, quindi il trionfo nella notte magica di Madrid. Un successo straordinario che simbolicamente è racchiuso nell’urlo di Marco Tardelli al gol del 2-0 sulla Germania: rabbia e gioia insieme all’ennesima potenza. Liberate nell’estate più dolce della nostra vita.


Dalla polvere alla Gloria: il trionfo dell’Italia.

"Mondiali 1982. La rivincita" di Francesco De Core

In libreria

 

 

...Bearzot ha capito che lo 0-0 a metà gara non è un risultato disprezzabile. Consapevole che l’Italia ha più benzina della Germania, e che alla lunga può indirizzare il match sul binario che preferisce. Chiede ai suoi ragazzi di osare di più, di non farsi condizionare dal rigore, di scrollarsi di dosso ogni timore. Al rientro, l’Italia prende il sopravvento soprattutto nella zona mediana. Al 57’ dopo un fallo plateale di Rummenigge su Oriali, Tardelli batte in gran fretta e serve Gentile libero sulla destra. I tedeschi sono sorpresi, Stielike sta ancora battibeccando con l’arbitro, una costante della partita. Il traversone dalla destra taglia la difesa germanica, quattro maglie azzurre si avventano sul pallone ma c’è un solo calciatore che la tocca in tuffo di testa, da distanza ravvicinata, per metterla dentro: dal groviglio di gambe e braccia tese esce il numero 20, il numero di Paolo Rossi. Ancora lui, al sesto gol mondiale. Glielo aveva predetto Gentile, dopo il primo tempo: «Paolo, loro sono alti ma lenti. Tu buttati dentro che io, rasoterra, posso servirti bene…» Detto, fatto: 1-0.252Conti e Cabrini si lanciano sul compagno, Pertini chiede chi ha segnato. E al nome di Rossi sul suo viso si disegna una gioia immensa, tradotta in ampie movenze con le mani. Si era raccomandato a Pablito di segnare, il ragazzo dalla faccia dolce lo ha accontentato...


...Gli azzurri si inseguono con la coppa tra le mani. Corrono. La sfiorano con le labbra. La guardano come una dea. Si inginocchiano, distrutti dalla fatica.
Poi c’è lui, il Vecio. Il loro guru. I ragazzi lo prendono e lo alzano. Impresa facile: il cittì è magro come un chiodo. Senza giacca, in maniche di camicia, Bearzot li bacia come si baciano i figli.
Lui e Rossi sono i più cercati dalle telecamere. Che vogliono scrutarne ogni espressione, intercettarne ogni parola. Pablito fa solo mezzo giro di campo. Ha i crampi, non si regge in piedi: si ferma vicino a un tabellone della pubblicità e si siede a guardare il muro dei tifosi. Ha la faccia scavata dalla fatica e dallo stress, ma è una faccia che finirà sulla prima pagina del «New York Times», che al calcio non ha mai dedicato, nella sua gloriosa storia, grande attenzione: viene messo sullo stesso piano di Leonardo da Vinci e Gina Lollobrigida. Pablito è emozionato come un bambino. Scruta i suoi, lassù, in tribuna, provando a dilatare quegli attimi all’infinito...


Da "Mondiali 1982. La rivincita" di Francesco De Core

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