Eccellenza - 26 maggio 2026, 11:03

MATTEO RASPA "Non vedo l'ora di ripartire, nei dilettanti ma con una mentalità da prof"

L'ex portiere di Lavagnese, Sestri e Novara, cresciuto nel settore giovanile della Sampdoria dove è arrivato fino alla prima squadra, è pronto a rimettersi in gioco in Liguria

MATTEO RASPA "Non vedo l'ora di ripartire, nei dilettanti ma con una mentalità da prof"

Terminati i campionati, è già il momento del calciomercato, con tanti protagonisti del mondo del calcio ligure pronti a rimettersi in gioco. Tra i pezzi pregiati del settore portieri c'è Matteo Raspa, nato il 21 agosto 2001, numero 1 genovese cresciuto nel settore giovanile blucerchiato, arrivato fino alla serie A con la maglia della Sampdoria, prima di fare esperienza in C e D fra Ravenna, Novara, Real Forte Querceta, Sestri Levante, Lavagnese. Quest'anno una stagione da dimenticare purtroppo dopo tante belle annate.

"Non sono stato completamente fermo, mi sono allenato con la Genova Calcio, che ringrazio, per non perdere il contatto con il pallone, ma non ho trovato qualcosa che mi stimolasse davvero. Adesso ho iniziato a lavorare, non posso più fare una Serie D o pensare di vivere di calcio come ho fatto per 6 anni, ma ci tengo a rientrare, nella mia Liguria per mettere a frutto tutto quello che ho imparato in questi anni. Nella mia carriera blucerchiata, al termine del lungo percorso nelle giovanili, posso contare 3 panchine in Serie A con Inter, Milan e Brescia. Diciamo che ho solo "annusato" il calcio professionistico, ma ho imparato a fare il calciatore, la cura del dettaglio che l'occhio del tifoso non vede. In quegli anni mi sono allenato con Audero, Falcone e Seculin, da loro ho imparato tutto, ho avuto tanti momenti per stare a contatto con la prima squadra. A Ravenna in C ho giocato poco, a Novara invece ho vinto la D giocando sempre a parte un piccolo infortunio al piede, poi ho ottenuto i playoff in D col Real Forte Querceta, col Sestri Levante 4 presenze fra campionato e coppa in C, ultima stagione di rilievo la 24/25 con con la Lavagnese, con playoff e 33 presenze".

Dopo Lavagna, il buio. Ma non per colpa sua. "Ho ricevuto più di un'offerta dopo una stagione straordinaria, ma per questioni che non sto qui a raccontare non ho chiuso l'accordo con nessuna delle società che mi hanno contattato. E cosi sono rimasto fermo. Ora vorrei rientrare, trovando una situazione, possibilmente in Eccellenza, che mi faccia ritrovare gli stimoli persi. Non escludo altre categorie ma dipende dal tipo di piazza. Ovviamente mi piacerebbe una squadra che vuol vincere il campionato e che sia organizzata".

E che dia fiducia a un portiere esperto. "La regola del giovane purtroppo storicamente penalizza il portiere, io credo che il nostro ruolo sia talmente delicato che una squadra che vuol vincere dovrebbe affidarsi a un portiere esperto. Perchè dovrebbero scegliermi? Per l'esperienza che ho fatto, i campi che ho calcato, i compagni che ho avuto. Mi ritengo senza presunzione un leader, un capitano senza fascia, sono uno che fa gruppo, chi ha giocato con me lo può testimoniare. E non chiudo le porte a nessuna proposta. Sono un portiere moderno, gioco al 90% coi piedi, so gestire degli spazi, mi sento un capo dell'area rigore. I miei modelli sono sempre stati Buffon e Courtois. Nei dilettanti vorrei fare una citazione particolare per Cesare Dondero, con cui mi sono trovato molto bene insieme quest'anno alla Genova Calcio. Ad agosto mi vedo già in campo a fare la preparazione. Vorrei portare nella mia nuova squadra, anche se dilettantistica, il professionista che è in me, dal punto di vista tecnico e gestionale, sia in campo che nello spogliatoio".

 

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