Dodici anni insieme, 29 trofei conquistati e un’infinità di gol e giocate spettacolari: con la vittoria dello Scudetto numero 38 si conclude il percorso a Recco del capitano, Francesco Di Fulvio. Il pescarese, classe 1993, saluta i campioni d'Italia lasciando non solo un'eredità tecnica di straordinario valore, ma anche il ricordo di una persona le cui qualità umane hanno superato persino il suo immenso talento pallanuotistico.
Con la calottina della Pro Recco ha vinto 10 Scudetti, 10 Coppe Italia, 4 Champions League, 4 Supercoppe Europee, 1 Euro Cup. Nel 2019 è stato nominato migliore giocatore d’Europa.
“Sto provando un mix di sentimenti, sono stati dodici anni pieni di emozioni, tantissime gioie, ma anche sconfitte dolorose - le parole di Di Fulvio -. Sono arrivato nel 2014 e cresciuto insieme alla società che negli anni ha innovato questo sport fuori dalla vasca: penso al merchandising, alle partite itineranti in giro per l’Italia, la Pro Recco Experience con la visita agli spogliatoi prima delle gare, le tournée in giro per il mondo. È stato un piacere crescere parallelamente al club. Non è retorica, questa è davvero diventata casa mia: la gioia di ritornare a giocare a Punta Sant’Anna rimarrà una delle emozioni più intense, integrarsi nella comunità un piacere che custodirò a vita”.
Negli ultimi due anni Di Fulvio è stato il capitano dei biancocelesti: “Un orgoglio, prima di me c’erano stati Tempesti e Ivovic, due leggende. Stefano con la sua leadership silenziosa mi ha fatto capire che cosa volesse dire giocare per questa squadra; lo guardavo e pensavo ad un recchelino vero. Leka è stato fondamentale, molto più che un compagno di squadra, ma un fratello maggiore. Mi ha insegnato e trasmesso tantissimo, ci siamo sempre detti le cose in faccia, quelle belle e quelle meno belle, siamo stati onesti tra di noi e lui mi ha accolto nella sua famiglia. Una persona stupenda. Quando è andato via, sentivo che comunque la gente se pensava al capitano della Pro Recco ancora immaginava la sua figura, un condottiero amato da tutta la città. All’inizio, devo ammetterlo, non sapevo se avrei saputo essere al suo livello, prendermi questa responsabilità ed essere all’altezza dei miei predecessori. Con il tempo, invece, ho percepito il riconoscimento della gente ed è stato un motivo di orgoglio ulteriore”.
Dodici anni insieme e tanti allenatori: “Devo ringraziarli tutti, perché ognuno a suo modo mi ha dato tanto e aiutato a migliorare. Con Sukno ho avuto la fortuna di giocare e poi di averlo come allenatore dal 2021. Ho instaurato un rapporto incredibile e un’intesa che non ho mai avuto con nessun tecnico in carriera. In partita bastava uno sguardo tra di noi e già sapevo che cosa si aspettava da me. Non c’era bisogno di parole. Mi ha dato tanto anche a livello umano: trascorrendo tempo con lui fuori dall’acqua ho scoperto un ragazzo d’oro, intelligente, con cui ci si può confrontare su ogni tema”.
Negli anni a Recco, Di Fulvio ha condiviso lo spogliatoio con campioni diventati amici: “Un ringraziamento a tutti i miei compagni perché senza di loro non sarei quello che sono oggi. Se devo soffermarmi solo sulla squadra con cui ho terminato la stagione, non posso non citare Tommaso Negri: è stato importante in acqua, decisivo in tante occasioni importanti, penso per esempio ai rigori parati nelle finali di Champions, ma ha giocato un ruolo fondamentale anche nello spogliatoio con la sua personalità; è stato un collante tra il gruppo e i nuovi arrivati, tra i giocatori esperti e i giovani. Una persona sempre positiva, nelle sue giornate difficili era comunque sorridente in vasca. Gli devo tanto anche a livello umano, insieme alla sua compagna Martina mi sono sempre stati vicini in ogni momento della mia vita. Nicholas Presciutti è come un fratello per me, lo conosco da tutta la vita, era il primo dopo le sconfitte a smorzare la tensione con le sue battute. Io da capitano dovevo mantenere un certo atteggiamento, lui invece riusciva ad allentare il nervosismo. Tra i giovani sono rimasto sorpreso dalla personalità di Matteo Iocchi Gratta e Francesco Condemi; immaginavo che potessero diventare grandi giocatori, ma la loro crescita mi ha colpito: sono arrivati a Recco e si sono subito calati nella realtà, hanno saputo reggere la pressione che investe chi gioca per questo club. Possono ancora dare molto alla Pro Recco”.
L’ultimo, ma non per importanza, è il ringraziamento per chi in diversi momenti ha rappresentato la proprietà del club: “A Gabriele Volpi, che mi ha portato a Recco poco più che ventenne, e alle famiglie Behring e Hammarskjold: hanno preso la società in un attimo, senza pensarci troppo, nel momento più difficile della storia biancoceleste. Sono ripartiti quasi da zero e se siamo dove siamo oggi è merito loro. Sono persone con energia, sempre positive, con un cuore grande e soprattutto sincere. Ci hanno garantito sicurezza anche a distanza. E poi, ovviamente, un grazie al presidente Maurizio Felugo, con il quale ho avuto l’onore di condividere lo spogliatoio per un anno. Nel 2015 lui ha cominciato il suo percorso dietro la scrivania ed è cresciuto tantissimo insieme al club; come ho detto in apertura di intervista, è stato un visionario, ha realizzato cose per la Pro Recco che nessuno aveva mai neppure pensato. Un pensiero affettuoso va infine al Caimano, Eraldo Pizzo: spero di aver onorato la sua calottina numero 2 e per sempre lo ringrazierò dei consigli”.
La gioia più grande? “L’ultimo campionato vinto a Brescia. È stata una settimana intensa dopo la finale di Champions League, a livello fisico ed emotivo. Lo confesso, facevo fatica a dormire, soprattutto prima di gara 2, quando pensavo al fatto che potesse essere la mia ultima partita in casa; ma anche prima di Brescia, l’ultima in assoluto, sono state nottate lunghe e piene di pensieri. Mi sentivo addosso tante responsabilità dopo la sconfitta di Malta, avrei voluto chiudere con un Triplete, lo sognavo e ci pensavo da mesi. Ecco, quella con il Barceloneta è l’unica partita che rigiocherei di questi dodici anni a Recco. Però i tantissimi messaggi di affetto che ho ricevuto in queste giornate mi hanno fatto capire che andare via lasciando un bel ricordo in chi ti ha conosciuto vale molto più di un Triplete”.
Il gol nel cuore? “Ce ne sarebbero tanti, anche di belli in partite decisive, ma scelgo l’ultimo in casa a Sori, in gara 2 contro il Brescia: io di solito non esulto molto, ma quella sera mi sono preso 6-7 secondi per godermi il pubblico che festeggiava e scandiva il mio nome”.
Il futuro lo porterà a vivere un’esperienza lontano dall’Italia: “Mi mancherà tutto, dalle partite di cirulla allo scambio del gagliardetto, dal parlare a nome della squadra ai figli dei miei compagni. In Liguria ho trovato tanti amici anche fuori dalla pallanuoto, persone splendide come Paolo e Alessandro che sono diventati dei punti di riferimento e lo saranno anche in futuro. La Pro Recco resterà per sempre la mia squadra, sarò sempre un tifoso biancoceleste con l’eccezione dei 32 minuti che ci vedranno avversari. Fino a quando non ci sei dentro non capisci che cosa significhi davvero giocare per questo club. La pressione di vincere è proprio l’aspetto che più mi piaceva, giocare con i riflettori puntati addosso per me è puro godimento. Forse perché sono super competitivo in tutto. A Recco, specie in Italia, se vinci hai fatto il tuo dovere, se perdi il mondo ti punta il dito contro: non è semplice. Solo quando entri nel pianeta Pro Recco capisci la grandezza di questa società, la professionalità, la dedizione negli allenamenti. La calottina biancoceleste è il sogno di ogni bambino pallanuotista e io l’ho coronato. Mi mancherà ogni cosa, grazie Recco”.
“Quello che ha fatto Di Fulvio in questi anni va oltre i trofei vinti o i gol realizzati, ha ispirato generazioni ed è entrato nella storia della Pro Recco per sempre - il saluto del presidente Maurizio Felugo -. Dodici anni insieme non si possono racchiudere in un semplice saluto. Abbiamo condiviso vittorie indimenticabili, momenti difficili, sacrifici e la responsabilità di rappresentare il club più prestigioso del mondo. In tutto questo, Francesco è sempre stato un punto di riferimento: un campione straordinario, un leader autentico e un uomo con valori veri e solidi. Quando la Pro Recco ha attraversato il momento più delicato della sua storia recente, lui ha scelto di restare. Quel gesto vale più di ogni trofeo. Ha dimostrato un senso di appartenenza raro, mettendo il cuore davanti a tutto il resto. Non lo dimenticherò mai, sono orgoglioso di essere stato il suo presidente. Salutiamo un atleta che ha scritto pagine indelebili, ma soprattutto una persona che ha saputo incarnare lo spirito della Pro Recco ogni giorno, dentro e fuori dall'acqua. A nome di tutta la società posso dirgli soltanto grazie. Grazie per ogni gol, per ogni battaglia, per ogni vittoria ma soprattutto per l'esempio che ha dato a chi ha avuto il privilegio di condividere con lui questo percorso. Le nostre strade oggi si dividono, ma il legame che Di Fulvio ha costruito con questi colori non finirà mai. Spero che il futuro gli riservi le stesse emozioni che lui ha regalato a tutti noi in questi anni insieme”.












