Eccellenza - 02 settembre 2026, 18:48

STEFANO COMPAGNONI "Sognavo i 25 anni di fila in Serie D, non ci sono riuscito ma oggi a Lavagna è tornato l'entusiasmo"

Intervista esclusiva al patron della Lavagnese, che non molla: "28 anni alla presidenza sono tanti, oggi mi godo il grande lavoro di Nicolini e Croci ma sono sempre pronto alla battaglia"

STEFANO COMPAGNONI "Sognavo i 25 anni di fila in Serie D, non ci sono riuscito ma oggi a Lavagna è tornato l'entusiasmo"

 

Stefano Compagnoni è ormai un’icona del calcio dilettantistico in Liguria. In pochi, forse nessuno, come lui, possono vantare 28 anni consecutivi al timone della stessa società. Con la sua Lavagnese puntava a un record, 25 anni di fila in Serie D, non c’è riuscito e questo resta un grande rammarico, ma rimane la consapevolezza di aver dato tutto per questa sua seconda famiglia, quella bianconera.

“Ci siamo ripresi dopo la botta della seconda retrocessione negli ultimi 4 anni – racconta- crediamo di aver costruito una squadra competitiva e non ci nascondiamo, punteremo a risalire subito. Eravamo abituati alla serie D, era la nostra casa, ma ora nonostante questo sali-scendi abbiamo ritrovato un po’ di pubblico e tanto entusiasmo, abbiamo messo a posto prima squadra, settore giovanile e femminile grazie al grandissimo lavoro di Giacomo Nicolini e Andrea Croci, grazie a loro io mi sono un po’ defilato, anche se in fondo sono sempre in battaglia. Abbiamo puntato tanto sul settore giovanile, sulla carta abbiamo una prima squadra competitiva: ci sono tante squadre attrezzate in Eccellenza, sicuramente contro di noi e la Cairese tutte daranno il massimo e giocheranno al 200%, noi dovremo scendere in campo senza presunzione perché poi sul campo siamo tutti uguali e si parte alla pari”.

Come avete assorbito queste due retrocessioni negli ultimi 4 anni?

“La prima retrocessione è stata condizionata dal blocco del mercato per la questione dei due giocatori africani, poi finita in una bolla di sapone, fummo assolti ma ormai era troppo tardi per fare i ritocchi necessari. L’anno scorso invece siamo partiti male con due brutti infortuni che hanno condizionato la stagione, abbiamo provato a rimontare, ma poi ci siamo seduti e non ce l’abbiamo più fatta, mancava la benzina”.

In panchina fiducia ad Andrea Scotto:

“Lo conosciamo bene, è stato un giocatore della Lavagnese, ma prima di tutto è un amico, un ragazzo serio che ci mette l’anima, siamo sicuri che che farà bene”.

Dopo 28 anni di presidenza, come è cambiato il calcio?

“Nel calcio è cambiato un po’ tutto, i primi anni sono stati fantastici, dalla prima categoria alla serie D è stata una splendida cavalcata, non abbiamo sentito la fatica, eravamo trascinati dall’entusiasmo, prima con Maselli poi con Celestini e Dagnino sono stati anni meravigliosi. Adesso dobbiamo ricominciare daccapo. La Lavagnese per me resta una seconda famiglia, 28 anni sono tanti. Purtroppo è sempre più difficile andare avanti con le proprie forze, vedi la scelta di Risaliti di lasciare il Sestri. Recentemente l’ho visto, mi ha detto che è più sereno e che ha fatto il massimo che poteva fare. Per società come le nostre difficile ambire a qualcosa di più di una serie D importante. La serie C oggi come oggi è molto difficile, troppo onerosa, un bagno di sangue. Ritornare e mantenersi in serie D per una società come la nostra è un traguardo massimo. Avrei voluto fare 25 anni di seguito in D, non ce l’ho fatta ma va bene così”.

Alla sua squadra cosa chiede?

“Non ho detto che dobbiamo andare su per forza, ma ho chiesto di provare a salire con la mentalità giusta, senza presunzione ma con umiltà. Un po’ come ha fatto il mio Genoa con il Napoli all’esordio in A, ecco tutte le squadre ci affronteranno così, come una squadra da battere, e noi dovremo stare in guardia scendendo in campo con l’atteggiamento giusto”.

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