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Prima categoria | 15 gennaio 2020, 13:22

LA PAROLA ALL'ESPERTO La ricetta di Pino Mango per uscire dalla crisi: "Basta rimborsi ai giocatori, ripartire da costo zero"

Grande conoscitore del calcio dilettantistico, ha segnato un'epoca in Liguria ed oggi è ancora sulla breccia, sulla panchina del San Quirico: "La squadra è competitiva, possiamo fare bene. Il calcio dilettanti è in crisi, bisogna cambiare registro"

LA PAROLA ALL'ESPERTO La ricetta di Pino Mango per uscire dalla crisi: "Basta rimborsi ai giocatori, ripartire da costo zero"

Pino Mango è uno dei grandi superstiti del grande calcio dilettantistico ligure degli anni 80/90.

Uomo di grande esperienza tecnica e dirigenziale, oggi allena il San Quirico in prima categoria girone B, chiamato a dirigere l'area tecnica dal patron Carmelo Oliverio.

“Erano un po' di anni che mancavo da una prima squadra – racconta- avevo allenato le rappresentative ma i campionati veri era un po' che non li facevo. Mi mancava un po' il campo perchè io sempre stato uomo di campo anche se ho fatto tanti anni il dirigente con buoni risultati. Ho partecipato con orgoglio alla costruzione della Genova Calcio, sono stato dirigente alla Sestrese, al Pontedecimo, al Ligorna, insomma un po' ho girato...”

E oggi l'avventura al San Quirico:

“Si, mi hanno chiamato perchè serviva un appoggio da parte di una persona di esperienza, che portasse un po' di ordine a livello spogliatoio e di squadra. I ragazzi stanno rispondendo molto bene, lavorano bene, c'è una dirigenza eccezionale, con Paolino Zucchi persona stupenda, il presidente Carmelo Oliverio che ha un grande entusiasmo, Marzia e suo marito Luca, due elementi insostituibili nello staff, tutte brave persone. Insomma, può nascere qualcosa di positivo, la squadra è nata dalla fusione con la Burlando, la società è completamente nuova”.

Un giudizio sulla tua squadra?

“A dicembre abbiamo fatto qualche innesto, i ragazzi sono veramente bravi, non ci sono primedonne, il gruppo è omogeneo, e Carmelo è bravissimo a gestirlo e a trascinarlo. Sabato scorso abbiamo pareggiato col Caderissi ma potevamo vincere. Questa squadra può arrivare ai playoff, nessuno ci ha mai messo sotto a livello di gioco. Il campionato è equilibratissimo, difficile dire chi lo vince. La Superba è quella che ci ha fatto soffrire di più, ma davanti ci sono tre società blasonate che possono arrivare in fondo”.

Che differenza c'è fra il calcio dei “tuoi” tempi, sia dal punto di vista tecnico che dirigenziale? Il calcio dilettanti è in crisi...

“Intanto, c'è meno qualità dei giocatori, prima c'era più passione, i ragazzi avevano meno distrazioni. Seconda cosa, nei dilettanti bisogna tutti mettersi in testa di partire da costi zero, non dare nessun rimborso ai ragazzi, altrimenti i dirigenti devono sistematicamente mettere mano al portafoglio. Certo, puoi trovare uno o più sponsor, ma ormai non sono più affidabili, gli sponsor oggi hanno paura di investire nel calcio”.

Quindi qual è la tua ricetta per guarire questo mondo?

“Noi addetti ai lavori dobbiamo lavorare su questo aspetto, nel recente passato ho visto cifre pazzesche date ai giocatori, erano veri e propri stipendi. Cosi si mettono a rischio le famiglie e le persone, c'è gente che si è venduta degli immobili per il calcio. Una società deve dare borsa, tuta, scarpe, buoni benzina, qualche pizza pagata, andare a mangiare insieme e stop. Purtroppo anche le scuole calcio e i settori giovanili sono in difficoltà, ognuno tira l'acqua al suo mulino ma c'è crisi anche nel calcio giovanile. Le società non reggono, una società di prima categoria ambiziosa arriva spendere 70/80 mila euro l'anno, se non ci sono aiuti c'è poco da fare... Ultimo, ma non ultimo, la Federazione dovrebbe abbassare i costi per le società”.

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