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Eccellenza | 02 giugno 2021, 07:34

ECCELLENZA/LE MAGNIFICHE 4 - Alla scoperta dei mister: Pietro Buttu

A pochi giorni dalle semifinali, intervistiamo gli allenatori di Cairese, Finale, Genova e Ligorna. Oggi è il turno del mister giallorosso che ci racconta il suo percorso e la grande importanza della sua famiglia, dalla moglie Claudia al figlio Gabriele

ECCELLENZA/LE MAGNIFICHE 4 - Alla scoperta dei mister: Pietro Buttu

Continuiamo il viaggio alla scoperta dei 4 mister semifinalisti dell'Eccellenza ligure.

Oggi è il giorno di Pietro Buttu, tecnico del Finale.

Nato il 4 novembre 1969, da giocatore veste le maglie di Albenga, Vado, Alassio, Argentina, AlbengaCisano, Loanesi e Laigueglia.

Da allenatore inizia con le giovanili dell'Albenga, poi esordisce alla guida di una prima squadra ad Alassio, quindi Laigueglia (storica promozione in Promozione), Finale (7 anni di seguito, dove vince il campionato di Promozione, esattamente dieci anni fa oggi era a festeggiare a Ibiza con tutta la squadra), quindi Vado in Serie D (con annesso esonero alla vigilia di Natale), il ritorno Finale (con promozione in D e piazzamento storico ai playoff), Imperia, e il terzo ritorno a Finale.  

Una carriera importante, per uno dei mister più forti del panorama ligure.

Con una premessa importante all'inizio di questa intervista:

"Mia moglie Claudia mi ha sempre sostenuto in tutto quello che ho fatto da allenatore, il 51% dei meriti dei miei successi è il suo, mentre il 49% è delle società e dei ragazzi".

Cominciamo da oggi, il Finale ha stupito tutti arrivando fra le magnifiche 4:

"Devo ripetermi, la mia squadra ha fatto qualcosa di unico, già essere nelle prime 4 è un grandissimo traguardo, tenendo conto che siamo ripartiti per il rotto della cuffia, visto che c'erano idee differenti in società sulla ripresa. Io credo che siamo ripartiti nell'interesse della società, dei ragazzi e anche mio, che ho deciso fortemente di riprendere. Ecco questo merito me lo prendo, e se ora siamo sulla cresta dell'onda è perchè quel lunedì mi sono presentato in sede, convincendo la società a giocare, e portando avanti la causa di questi ragazzi. Hanno fatto due gol due ragazzi del 2003, ha esordito un 2004, se oggi la società e i ragazzi sono sulla bocca di tutti è anche perchè quel giorno mi sono presentato in sede..."

In carriera tanti successi, ma Pietro non nasconde che questi giorni gli stanno dando tanto a livello emotivo, forse come mai prima:

"Ho vinto tanto col Finale, ma questo momento storico mi sta dando le stesse emozioni di altri successi precedenti. Le mie squadre di allora a Finale sono accomunate a quella di oggi dallo spirito dei rispettivi giocatori. Quando ho vinto l'Eccellenza nessuno lo avrebbe detto che saremmo arrivati davanti a Imperia, Sanremese e Magra perdendo solo una partita, cosi come oggi nessuno credeva che saremmo arrivati in semifinale. Lo abbiamo fatto grazie ai giovani e alla loro voglia di riscatto, quella stessa voglia di riscatto che è una costante della mia vita".

Cos'è il calcio per Pietro Buttu?

"Il calcio nel bene e nel male è stata ed è la mia vita, quando sognavo di giocare in Serie D ci sono poi arrivato sacrificando tante cose, esordendo all'Annibale Riva, non magari grazie alle mie doti tecniche ma alla costanza e perseveranza, trascurando altre cose più importanti. E ringrazierò sempre la mia famiglia e mia moglie Claudia in primis per avermi sopportato e supportato. In generale, il calcio mi ha dato e tolto tanto".

Hai ottenuto ciò che volevi o ti manca qualcosa?

"Io sono fatalista, nella vita meriti ciò che ottieni e devi essere bravo a cogliere momenti e situazioni. Di una cosa sono sicuro, ho sempre messo tutto me stesso, e sono orgoglioso di quello che ho fatto. Sono stato in grandi società, ho allenato grandi ragazzi, e credo di essere stato una persona onesta e leale".

A proposito di famiglia, che ricorre spesso nei tuoi commenti, parliamo di tuo figlio Gabriele, 2003, non ancora diciottenne, un punto fermo della tua squadra:

"Le emozioni e le soddisfazioni che mi sta dando Gabriele sono una cosa davvero particolare, accentuata dal momento storico che stiamo vivendo. Io ho sempre gioito degli esordi di tutti i giovani, da Andrea Barberis in avanti, oggi cerco di scindere le due cose papà/allenatore. Gabriele si è ritagliato uno spazio importante per meriti suoi, approfittando dell'assenza di Scalia. Lo vedo più riflessivo ed intelligente e meno egoista del papà. Dopo aver fatto il primo gol in Eccellenza è andato ad abbracciare i compagni e non il papà, non il mister, perchè la cosa più importante nel calcio sono i compagni. Gabriele ha ampissimi margini di miglioramento, è ancora ragazzino, ma ha personalità perchè sennò certe cose non le farebbe. Lui sa che lo studio è la cosa più importante, e che per raggiungere degli obiettivi dovrà faticare...". 

Pietro, il momento più bello della tua carriera?

"Rimaniamo sempre qui, a quei pochi secondi in cui quella palla calciata da Gabriele viaggia verso la porta della Sestrese...".

Cosa non ti piace del calcio, cosa cambieresti?

"Guarda, ormai sono arrivato a un'età in cui ho capito che le lotte contro i mulini a vento servono a poco. A me basta l'apprezzamento della maggior parte dei ragazzi che ho allenato per i valori che ho loro trasmesso, perchè sono sempre stato corretto, leale, sincero. Sono cose che ti tornano alla fine..."

Ritorniamo ai giorni nostri, chi vincerà l'Eccellenza?

"Se devo fare delle percentuali, dò il 70% al Ligorna, alla Cairese 20%, alla Genova Calcio il 9%, e al Finale l'1%. Se abbiamo anche solo una possibilità di farcela, non è grazie a me ma a quello che hanno fatto i ragazzi".

La finale scritta sembra essere Cairese-Ligorna, la cosa ti infastidisce o ti stimola?

"Dovremo dare qualcosa in più per sovvertire il pronostico, i ragazzi mi hanno già fatto un grandissimo regalo ad avermi portato sin qui, per andare oltre dovremo dare ancora qualcosa di più".

Quanto incide il mister in percentuale a questi livelli?

"In campo ci vanno i giocatori, poi è chiaro che anche l'allenatore ci mette del suo, ma non saprei quantificarne il peso. L'allenatore, quello bravo, è quello che si fa fare anche la squadra come vuole lui".

Cosa pensi dei tuoi tre colleghi semifinalisti?

"Maisano è il decano dei mister, anche se poi è il più giovane di tutti come spirito, cura i minimi particolari, le sue squadre hanno un'impronta. Monteforte mi ha sempre ispirato per il modo di giocare, gioco con un sistema simile al suo. Benzi ha una grande fama da giocatore, come allenatore non lo conosco benissimo ma se è arrivato lì vuol dire che è bravo".

Il più forte che hai allenato?

"Ho avuto tanti giocatori, ma dico Edo Capra, solo che è un po' che non lo vedo dal vivo. Adesso i più forti sono i miei, se ha la volontà giusta credo che Alessandro De Benedetti possa sfondare".

Fra quelli che hai lanciato, c'è un certo Barberis oggi al Monza:

"Un orgoglio per me. Ricordo quel giovedi sera in cui lo vidi quindicenne negli Allievi, lo feci esordire la domenica dopo e poi fece 30 partite in Promozione da titolare. Capii subito che poteva imboccare strade diverse, nel suo caso come in altri ho pensato più agli altri che a me, ho spinto per fargli fare la preparazione col Varese. In quella occasione come in altre ho pensato che perseverare, credere, lottare sempre anche nelle difficoltà estreme potesse portare a un risultato".

Cosa non rifaresti nel tuo percorso calcistico?

"Col senno di poi è facile... Io penso che gli sbagli fanno parte del percorso di tutti, a livello calcistico non rinnego nulla... Certo, mi sarebbe piaciuto confrontarmi col calcio professionistico, anche perchè sono un professionista essendo arrivato a Coverciano... Il futuro? Penso all'allenamento di oggi e poi alla Cairese, vivo alla giornata".

Come ti piacerebbe che Pietro Buttu venisse ricordato fra 30 anni?

"Sarà il tempo a dirlo, a me basterebbe essere un nonno felice, avere accanto la mia famiglia. A quello che ricorderanno di me nel mondo del calcio non ci penso...".

 

 

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